Vertenza Polimeri sit-in dei lavoratori: il silenzio preoccupa
Ottana, la lunga protesta degli operai dell’azienda chimica «Regione e sindacati chiedano impegni precisi a Clivati»
OTTANA. «Gli impianti di Ottana Polimeri devono restare a Ottana per essere destinati solo ed esclusivamente alla produzione e al lavoro. Per ottenere questo obiettivo lotteremo con tutte le nostre forze». Queste le parole d’ordine che hanno guidato il sit-in che i lavoratori di Ottana Polimeri, in cassa integrazione da tre anni, hanno tenuto ieri mattina davanti ai cancelli della loro fabbrica chiusa. Una manifestazione che è stata anche un appello alla politica, alle istituzioni e all'imprenditore (il gruppo Clivati-Indorama) a fare in fretta per salvare un’azienda che, oltre a dare un centinaio di posti di lavoro più l'indotto, rappresenta un patrimonio storico dell'industria del centro Sardegna.
«Chiediamo alla Regione e ai sindacati – hanno scritto i lavoratori in una nota – di convocare entro il mese di marzo l'amministratore del gruppo Clivati-Indorama per chiedere un impegno definitivo, chiaro e vincolante, sulla volontà o meno di riavviare le produzioni con l'attuale proprietà o con altri gruppi industriali. Chiediamo, inoltre, al governo un provvedimento immediato che dichiari gli impianti di Ottana strategici per l'economia e lo sviluppo della Sardegna, mettendoli così sotto tutela».
La paura dei cassintegrati è che gli impianti, improduttivi da tre anni, vengano smantellati e portati altrove.
«In questo scenario in cui nulla si muove per definire positivamente la nostra vertenza – dicono i lavoratori – crediamo che il timore del licenziamento alla scadenza della cassa integrazione (settembre 2017, ndc) e dello smontaggio degli impianti sia davvero fondato».
I sospetti di un totale abbandono, con la conseguente desertificazione produttiva, riguardano tutto il sito industriale. «La centrale elettrica – ricordano nella nota – è ferma da più di un anno con gli operai in cassa integrazione e senza alcun progetto per un’eventuale riconversione a metano». Le prospettive, insomma, allo stato attuale, sono drammatiche.
«Di fronte a noi – sottolineano i lavoratori – intravediamo il baratro, per cui ci vediamo costretti a intraprendere una serie di iniziative nel sito industriale con l’obiettivo di fare emergere la verità sulla scandalosa vicenda degli impianti di Ottana Polimeri».
Nella nota vengono riassunte le varie proposte di rilancio che si sono perse nel tempo. «In questi anni – ricordano nella nota – sono state ventilate tante ipotesi sul riavvio degli impianti. Prima la riconversione a biopolimero e poi le trattative per l'acquisto degli impianti di proprietà dell’Eni e il rilancio della filiera del pet. La verità è che, ancora una volta, siamo davanti ai cancelli a denunciare che nulla di concreto è stato fatto, nonostante il ruolo positivo della Regione per coinvolgere le parti nel progetto di rilancio della filiera del pet». Parti (Eni e gruppo Clivati-Indorama) che, finora, sono rimaste in silenzio.
Un silenzio impenetrabile, che rende ancora più angosciante il dramma di questi lavoratori senza futuro. E sull’orlo del licenziamento.
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