La Nuova Sardegna

Nuoro

Abusi sugli anziani in via Aosta: «Trovate medicine scadute»

Il racconto dell’ispettore di polizia Roberto Sechi che ha svolto le indagini nella “Residenza Familia” «Le scatole riportavano il nome del paziente. Nonostante la scadenza, mancavano diverse pillole»

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NUORO. «Si sentiva un odore nauseabondo nei locali della struttura di via Aosta e la barriera divisoria che doveva separare la comunità alloggio da quella integrata, in realtà era stata rimossa, perciò non c’era alcuna differenza, era come un’unica struttura». Ieri è toccato all’ispettore di polizia Roberto Sechi deporre in aula davanti alla Corte d’Assise di Nuoro, (presieduta dal giudice Giorgio Cannas, a latere Antonella Useli Bacchitta) come teste del processo che vede come imputati la direttrice Rossana Serra (difesa dall’avvocato Francesco Lai) e il responsabile della struttura Gianluigi Masala (difeso dall’avvocato Francesco Carboni), chiamati a rispondere delle accuse (pm Giorgio Bocciarelli) che vanno, dai maltrattamenti all’esercizio abusivo della professione, dall'abbandono di incapace alle lesioni gravi fino all'omicidio colposo.

Il sopralluogo nella struttura era partito dopo il decesso del paziente Stelio Giuliani, i cui familiari si sono costituiti parte civile attraverso l’avvocato Nazarena Tilocca. Il 73enne nella notte tra il 31 dicembre e il 1° gennaio del 2014 venne ricoverato al San Francesco in gravi condizioni a causa di lesioni – dissero i medici – «inferte da colpi violenti.

«A seguito di quella denuncia – ha detto il funzionario della questura barbaricina – avevamo effettuato i controlli e scoperto omissioni delle misure di sicurezza, riscontrate e certificate anche dai vigili del fuoco nel centro di via Aosta. L’ascensore, per esempio – ha aggiunto Sechi – non poteva trasportare le barelle». Particolare questo contestato subito dalla difesa degli imputati che ha rimarcato, come non fosse obbligatorio che una struttura di quel tipo dovesse avere, per legge, un ascensore portalettighe.

«Ricordo – ha continuato l’ispettore di polizia – che il giorno della comunicazione di sequestro c’erano diverse persone che avevano manifestato il proprio disappunto in merito alla nostra attività. La paura era che i pazienti potessero trovarsi, all’improvviso, senza una sistemazione. La nostra attività faceva seguito a quella svolta dai carabinieri sul suicidio di un’anziana di Mamoiada, per la quale era stato aperto un procedimento a carico di ignoti. Noi – ha continuato – avevamo raccolto degli elementi su quella storia da parte di persone informate sui fatti». E per quanto riguarda la somministrazione dei farmaci e la scadenza? Ha chiesto l’avvocato Lai al teste. «Sapevamo che la somministrazione avveniva in due fasi: l’infermiere preparava i medicinali e l’Oss li distribuiva al paziente. Nella struttura – ha aggiunto Sechi – abbiamo trovato scatole di medicine che riportavano il nome del paziente. Alcune, scadute anche da un anno, erano aperte e a metà. Altre, non ancora scadute, erano ancora intatte». Prossima udienza il 25 maggio, giorno in cui verranno sentiti gli imputati. (k.s.)

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