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Bolletta Abbanoa, un caso politico

di Michela Columbu
Bolletta Abbanoa, un caso politico

Anche il Comune in campo dopo l’ultimo slaccio di un contatore

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SARULE. «Dopo il ricevimento delle maxi bollette nel 2014, per le quali ho presentato ricorso, ho ricevuto altre bollette relative ai miei effettivi consumi, che ho regolarmente pagato. Quello che non capisco è perché non mi abbiano mai risposto relativamente al reclamo, e anzi, di punto in bianco mi hanno slacciato l’acqua, causandomi un disagio enorme». È amareggiato l’utente di Sarule, mentre mostra tutta la documentazione completa di ricevute, copie di trasmissioni del reclamo. «Trovare i sigilli sul contatore – continua – a più di due anni dal ricevimento dell’intimazione a pagare, e per la quale avevo presentato ricorso, nonostante loro (Abbanoa) dicono che non sono tenuti ad avvisare nuovamente, perché il preavviso di slaccio c’era già in quella bolletta del 2014, è il segnale che non esiste nessun rapporto con il consumatore, e nessuna attenzione al rispetto della dignità della persona. Fanno quello che vogliono loro, come un atto di forza. L’acqua è un bene primario, non possono privarla ai cittadini adducendo motivazioni di autotutela». Della stessa opinione l’amministrazione comunale, che da due anni porta avanti una battaglia a favore dei suoi cittadini contro «il modo di agire di Abbanoa – spiega Maurizio Sirca, assessore nel gruppo guidato da Mariangela Barca –. Chi amministra è il primo a percepire il disagio della propria comunità di fronte a quello che è diventato un problema diffuso. Nel 2015 fummo i promotori di diverse assemblee sulle bollette pazze che sono state recapitate a numerose famiglie sarulesi. Abbiamo cercato di capire assieme se c’era la possibilità di avviare un dialogo con l’ente per capire caso per caso, il perché di questi importi a tre zeri. Ma a distanza di due anni abbiamo capito che la buona volontà si scontra con i ritardi di una macchina burocratica lenta, che non riesce a gestire i reclami, e che si presenta a slacciare un bene primario nascondendosi dietro un avviso vecchio di ben due anni e mezzo. L’utente sarulese, avrebbe dovuto essere messo in condizioni di affrontare l’emergenza, almeno con una telefonata e avrebbe dovuto essere informato sullo stato di avanzamento nella gestione del reclamo».

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