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Le trottole per ricordare i caduti in guerra

Le trottole per ricordare i caduti in guerra

La sindaca di Oniferi: «Un omaggio alla vita dei nostri giovani prima che diventassero soldati»

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ONIFERI. Trentadue trottole per trentadue ragazzi strappati alla vita troppo presto. Un omaggio che vuole restituire simbolicamente ai caduti in guerra di Oniferi quella spensieratezza e la tranquillità perduta con la chiamata alle armi. Da venerdì pomeriggio una lastra in ferro appesa sul muro della piazzetta vicina alla chiesa parrocchiale di Sant’Anna conosciuta dagli oniferesi come Corte ’e cesa, ricorda i trentadue ragazzi scomparsi nei due conflitti mondiali. «Un luogo che, lo confermano i più anziani – ha spiegato la prima cittadina Stefania Piras nel discorso tenuto durante la cerimonia di inaugurazione –, è sempre stato punto di incontro per i giovani oniferesi di allora. Lo confermano i segni sulle pietre dove venivano affilate le punte delle trottole». E proprio le trottole in ceramica realizzate dalla ceramista Valeria Tola, completano l’opera progettata dall’architetto Roberto Virdis a contorno della lastra in ferro realizzata dalla ditta di Antonello Vilia dove è riportata una strofa in limba di Roberto Argiolas. Alla presenza delle scolaresche, delle insegnanti, forze dell’ordine e lo stesso don Aldo Cottu, parroco che ha «assecondato la nostra idea di commemorazione ai caduti», è stato fatto il taglio del nastro. «L’idea che la mia amministrazione aveva di monumento ai caduti era di un monumento che non ricordasse il soldato in quanto tale ma la persona. Volevamo quindi creare – ha detto Stefania Piras – un luogo che ricordasse la pace e non la guerra. Non ci piaceva l’idea di creare un mausoleo, un altare della patria. Neanche l’idea della madre che piange i figli che non hanno fatto ritorno. Abbiamo invece pensato alla vita di questi giovani prima della guerra. Una vita certo non ricca e spensierata come quella dei ragazzi di oggi, ma sicuramente una vita serena, una vita dove il tempo per giocare era poco. Una vita passata troppo in fretta dal lavoro dei campi alla guerra. Questo monumento è per i ragazzi di ieri ma anche per quelli di oggi. Perché non succeda più che i bambini di oggi conoscano il sacrificio di quei ragazzi. È un monumento che non lascia indifferenti».

«È partito tutto da lì, da quelle pietre incise durante i giochi di quei ragazzi – spiega Roberto Virdis –. Il luogo è raccolto, ci devi andare appositamente, per riflettere. Il monumento non si deve esibire, si deve sentire. Anche se quei tempi sembrano lontani, non deve essere dimenticato il sacrificio di tanti eroi che, anche nei tempi più recenti, sono caduti combattendo la guerra alle mafie, combattendo i terrorismi più inquieti e tante altri conflitti infami». Un ricordo che passa soprattutto dalle giovani generazioni che venerdì hanno omaggiato i caduti con delle rose rosse. (m.c.)

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