Delitto Monni, oggi la sentenza per Pinna
Angelo Merlini difensore del 18enne di Nule: «Non litigò con la vittima, perché doveva ucciderlo?»
SASSARI. Potrebbe arrivare stasera la sentenza del giudice Antonio Minisola davanti al quale si conclude oggi il processo a carico di Paolo Pinna. Dopo le arringhe dei difensori Agostinangelo Marras e, ultima in ordine di tempo, di Angelo Merlini, questo pomeriggio dalle 15 sono previste le repliche del pubblico ministero Roberta Pischedda e le eventuali controrepliche. Subito dopo il giudice si ritirerà in camera di consiglio e potrebbe leggere la sentenza.
Nell’ultima udienza, l’avvocato Angelo Merlini, difensore di Paolo Pinna insieme ad Agostinangelo Marras, aveva cominciato l’arringa soffermandosi su quello che il pm ha sempre indicato come il movente del delitto di Gianluca Monni: la rissa di dicembre 2014 a Orune. Quella serata in cui, secondo l’accusa, sarebbe maturato l’odio di Paolo Pinna nei confronti dello studente orunese. Tanto da spingerlo a ucciderlo l’8 maggio 2015. In concorso con il cugino di Ozieri Alberto Cubeddu (le indagini , sono seguite dalla Procura della Repubblica di Nuoro). Merlini ha chiuso le arringhe della difesa al Tribunale dei minori dopo che il pubblico ministero Roberta Pischedda aveva chiesto per Paolo Pinna la condanna a 20 anni di reclusione, il massimo della pena per un minorenne. «Quel movente non esiste – ha spiegato Merlini – non è vero che Pinna ce l’aveva con Monni, non era stato lui a portargli via la pistola e non fu lui a picchiarlo ma un gruppo di orunesi del quale Monni non faceva comunque parte, quindi perché avrebbe dovuto ammazzarlo?». Secondo la ricostruzione degli inquirenti quella sera di dicembre Pinna importunò la fidanzata della vittima e scoppiò la lite. Il nulese tirò fuori anche una pistola che poi gli fu portata via. «Non da Monni però – ha precisato l’avvocato Merlini – ecco perché non aveva alcun motivo per nutrire odio nei suoi confronti». Il legale è poi passato alla scomparsa di Stefano Masala, collocata dall’accusa il 7 maggio, il giorno prima del delitto di Orune. Per il pm, Masala fu “usato” dagli assassini: gli rubarono la macchina per poter raggiungere Orune la mattina dell’8, lo ammazzarono e fecero sparire il corpo. «E Pinna fece tutto questo in un’ora? – si chiede Merlini –. Ma come poteva ucciderlo e nascondere il corpo in un punto tanto “complesso” in così poco tempo? Oltretutto la notte del 7 Stefano era vivo, così come era vivo alle 21.30 dell’8. Era sul luogo dove è stata incendiata la sua auto, lo dicono i cani molecolari».
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