Baia di Gairo, 88 ettari sono del Comune
Ritrovato il documento che attesta la proprietà pubblica dell’area. Il sindaco: ripristinare subito l’accesso alla spiaggia
GAIRO. C’è un altro attore, il Comune di Gairo, pronto a dire la sua sullo sviluppo turistico della splendida costa di Su Sirboni. Un clamoroso colpo di scena nella ultradecennale vicenda dei terreni e del complesso turistico abbandonato, che sancisce l’ingresso dell’amministrazione comunale ogliastrina in qualità di proprietaria di 88 ettari dei 161 che costituivano la lottizzazione della società “Baia di Gairo”. La novità, se di novità si tratta visto che risale al 1975, è scritta nera su bianco su un documento di oltre quarant’anni fa ma ha visto la luce solo in questi giorni. E attesta una realtà incontrovertibile, e cioè che l’azionista di maggioranza di ogni progetto di sviluppo di una delle località più belle della costa orientale è di casa nel palazzo comunale di piazza Municipio.
Quel documento lo hanno rinvenuto, spulciando tra le carte, gli attuali amministratori che negli ultimi mesi hanno messo mano ai faldoni polverosi dell’archivio comunale. E passando al setaccio le carte hanno trovato un vero e proprio tesoro, la convenzione tra il Comune e la società che formalizza la cessione gratuita delle aree e la registrazione dell’atto in Conservatoria.
Ultimo atto di una storia complessa, che nasce da una duplice necessità: da un lato quella di fare chiarezza su una vicenda andata avanti a forza di carte bollate e all’altra quella di garantire gli accessi al mare. «Già dal nostro insediamento – spiega il sindaco Franco Piras – ci siamo adoperati per verificare lo stato delle cose e creare finalmente i presupposti per l’apertura degli accessi interdetti da alcuni decenni».
La verifica, attenta ed estenuante, è durata diversi mesi ma, alla fine, ha dato i suoi frutti. Dagli atti stipati nell’archivio emerge l’importante realtà che cambia tutte le carte in tavola.
«Quando abbiamo avuto quelle carte tra le mani – racconta l’amministratore – non riuscivamo a credere ai nostri occhi: ebbene partendo dall’articolo 10 della convenzione stipulata il 25 gennaio del 1975, il comune di Gairo sarebbe, di per sé, proprietario degli 88,5 ettari».
A far sobbalzare sulla sedia sindaco e giunta non c’è solo la convenzione ma anche il documento che attesta quello di cui nessuno ha, forse, mai fatto menzione e che certifica la fondatezza delle rivendicazione del Comune di Gairo, ovvero l’atto di proprietà di strade e aree fino a ieri ritenute di pertinenza della società.
«Abbiamo rinvenuto – sottolinea ancora il primo cittadino – anche la nota di trascrizione a favore dell’amministrazione comunale, regolarmente registrata alla Conservatoria dei registri immobiliari di Nuoro». Ed ora che l’amministrazione può vantare diritti concreti su quell’area, cosa succederà? Per prima cosa Piras e compagni intendono procedere alla riapertura, già per questa estate, degli accessi alla spiaggia.
All’incantevole insenatura ora si accede solo percorrendo un lungo e pericoloso sentiero che costeggia gli scogli. E il sindaco la vuole restituire ai suoi concittadini. Senza salire sulle barricate, però.
«Non abbiamo intenzione di muovere guerra alla società – sottolinea a riguardo il primo cittadino – ma solo far valere i nostri diritti».
Così nei giorni scorsi una comunicazione è partita all’indirizzo della società dell’imprenditore bresciano Angelo Torelli con la richiesta di liberare le aree di pertinenza comunale.
«Anzi – ribadisce – è nostra intenzione collaborare. L’obbiettivo è quello di realizzare, quanto prima, lo sviluppo della costa, senza mai dimenticare che l’interesse della comunità gairese prevale su quello del privato».
La vicenda dei 161 ettari e del complesso turistico di Su Sirboni, chiuso da anni, prende l’avvio negli anni Sessanta. I terreni vennero venduti per 80 milioni ad un gruppo di imprenditori. Risale invece al 1973 la delibera del consiglio comunale che approva il piano di lottizzazione presentato dalla società “Baia di Gairo” per i terreni in località “Capo d’Asta”, lottizzazione che prevedeva la realizzazione di volumetrie per 250mila metri cubi (di queste 203 vennero destinate alle residenze e le restanti 47mila per attrezzature e servizi). Allora furono in molti a credere che in quell’angolo incontaminato di Ogliastra si potesse concretizzare il sogno turistico realizzato in altre parti della Sardegna.
Con la stesso provvedimento venne approvato lo schema di convenzione decennale col quale la società, che allora faceva capo a Carlo Riva, si impegnava a cedere gratuitamente al comune gli 88 ettari.
Dopo due anni, sindaco Gesuino Muledda, venne stipulata la convenzione e la cessione gratuita delle aree.
Tra le altre cose si prevedeva un penale di 300 milioni di lire nel caso di mancato rispetto dei termini dell’accordo. Poco prima della scadenza la società venne ceduta e rilevata dall’attuale proprietario. Da allora in poi la vicenda si è aggrovigliata a tal punto (con addirittura un sequestro cautelativo dell’area da parte del tribunale di Lanusei) che è difficile raccapezzarsi, tra ricorsi al Tar, questioni di carattere urbanistico a freno dei sogni edificatori più spinti e mancati pagamenti dell’Ici. Nodi ancora tutti da risolvere a fronte di un’unica certezza: quest’estate nessuna recinzione bloccherà l’accesso a quell’angolo di paradiso terrestre.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google