Assalti ai blindati, il processo resta a Lanusei
Oggi un vertice con il prefetto, il presidente del tribunale, il presidente degli avvocati e il sindaco
LANUSEI. Il rischio di uno sciopero a oltranza delle toghe ogliastrine, almeno per il momento, è stato scongiurato. L’ufficialità che il maxi processo alla presunta banda dei portavalori venga celebrato nel palazzo di giustizia di Lanusei non è ancora arrivata ma almeno si potrà discutere dei temi di sicurezza (strade a rischio per il trasferimento degli imputati, locali angusti e mancanza di metal detector), che preoccupano il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria e la Procura Generale. E già oggi, nel corso di un vertice tra il prefetto di Nuoro, Daniela Parisi e il presidente del Tribunale, Paola Murru. il presidente del Consigli dell’ordine, Gianni Carrus, e il sindaco di Lanusei, Davide Ferreli, si potranno studiare le soluzioni per evitare il trasferimento del dibattimento a Nuoro o a Cagliari. L’astensione dalle udienze, in forse sino a ieri mattina, quando l’assemblea degli avvocati, ha saputo dell’incontro, si allontana. Alla fine la mobilitazione delle toghe, supportate dalle istituzioni territoriali a partire dall’amministrazione comunale, ha sortito un primo effetto. «Sicuramente c’è stata un’inversione di tendenza – ha commentato il presidente degli avvocati, Carrus – non si sta più lavorando per andare altrove ma per trovare soluzioni affinché il processo si celebri nella sua sede naturale. Una manifestazione reale di fronte a un territorio che ha necessità e sete di giustizia».
Gli avvocati ogliastrini per bocca del loro presidente si dichiarano moderatamente soddisfatti ma mantengono alta la guardia. «Ci siamo riconvocati per il 20 aprile , quasi a ridosso della prima udienza prevista per il 28, ma ci auguriamo – prosegue il presidente – che per allora si sia trovata la soluzione definitiva».
Archiviata, almeno sembra, l’ipotesi di un trasferimento, rimane sul tavolo la possibilità di svolgere le udienze con modalità differenti come il processo a distanza. Ma si tratterebbe di una "extrema ratio". «Su questo – ribadisce l’avvocato Carrus – la nostra posizione rimane la stessa: siamo contrari all’estensione generalizzata del processo in videoconferenza. Solo se ci sono i presupposti di legge o se dovessero esserci motivi particolari di sicurezza e quindi solo in condizioni particolari, potremmo essere a favore».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google