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I riti di S’iscravamentu nella chiesa di San Nicola

di Federico Sedda
I riti di S’iscravamentu nella chiesa di San Nicola

OTTANA. Il rito di S’iscravamentu (la deposizione del Cristo dalla croce), che si tiene il venerdì santo, all’imbrunire, nell’austera e maestosa cattedrale di san Nicola, a Ottana, è particolarmente...

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OTTANA. Il rito di S’iscravamentu (la deposizione del Cristo dalla croce), che si tiene il venerdì santo, all’imbrunire, nell’austera e maestosa cattedrale di san Nicola, a Ottana, è particolarmente suggestivo.

Questa cerimonia religiosa, che domani sarà presieduta dal parroco, don Sebastiano Corrias, si inquadra nelle tradizioni più antiche e popolari del paese barbaricino.

Ottana, infatti, non conserva intatti solo il carnevale e le espressioni rituali legate alle maschere etniche, ma anche i riti della settimana santa che vengono vissuti dalla gente con commozione e secondo modelli che risalgono al periodo medievale, quando il paese era sede vescovile. S’iscravamentu è sicuramente la funzione più toccante ed espressiva, particolarmente sentita dalla comunità locale. Chi assiste all’evento vive davvero un’emozione unica.

Un rito, quello della deposizione, che segue canoni immutati e immutabili nel tempo. Il momento caratteristico è l’ingresso nella cattedrale dei quattro giudei vestiti con abiti di broccato.

Dopo avere bussato per tre volte sul portone della chiesa, lassù sul poggio del paese, i giudei, dopo avere sostato davanti all’Addolorata, percorrono la navata fino all’altare della croce, portando gli attrezzi che servono per la deposizione del simulacro del Cristo crocefisso: la scala, il martello e le tenaglie.

La rappresentazione viene accompagnata dal tenore con il canto di “Sa canzone de sa vida santa”, scritta dal poeta ottanese dell’Ottocento, Giuseppe Soru.

La corona di spine viene messa sul capo della Madonna, mentre i chiodi vengono deposti all’interno di s’affuente: l’antico elemosiniere in ottone del quale esistono solo due copie.

Lo stesso piatto che, battuto con una grossa chiave, si utilizza a carnevale per scandire i ritmi del ballo.

Sacro e profano, riti e misteri di fede che si intrecciano in seno alla tradizione popolare e religiosa.

La cerimonia di S’iscravamentu si conclude con la processione silenziosa dei simulacri del Cristo sul letto di morte e della Madonna addolorata lungo le vie del paese illuminate dai lumicini e dalle candele.

L’organizzazione dei riti legati alla Passione e alla Pasqua è curata dalla confraternita di Santa Croce che intreccia gli ulivi e le palme, raccoglie e prepara in segreto le erbe e gli unguenti utilizzati nelle varie cerimonie, sovrintende alle vestizioni, anch’esse segrete, e prepara il sepolcro.

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