La Nuova Sardegna

Nuoro

Dubbi e critiche della Filt sul centro intermodale

Secondo il sindacato presenta più problemi della vecchia autostazione «Non consente il passaggio rapido dal trasporto su ferro a quello su gomma»

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MACOMER. Quello inaugurato a Macomer non è un centro intermodale, ma una struttura che presenta più problemi della vecchia autostazione e che non contribuirà a rilanciare il polo del trasporto passeggeri svolto in passato da Macomer. La valutazione, preceduta da un’attenta analisi sugli aspetti funzionali su carenze e disfunzioni, è del coordinamento Filt di Nuoro settore ferrovieri, il sindacato trasporti della Cgil, che in un comunicato frena sugli entusiasmi che ne hanno accompagnato l’inaugurazione ed elenca le ragioni alla base delle perplessità sul ruolo che la struttura è chiamata a svolgere. «Si tratta della totale ricostruzione della vecchia autostazione dei bus che ha funzionato onorevolmente per decenni – scrive il sindacato –. Per avere caratteristiche di centro intermodale dovrebbe consentire il passaggio rapido ed efficiente dei viaggiatori tra i servizi di trasporto su ferro e su gomma. Tutto con tempi ridotti e al riparo dalle intemperie. Nessuna di queste condizioni si è invece realizzata».

Poi elenca i limiti funzionali. Il più evidente riguarda gli stalli di sosta per i bus «in numero inferiore al passato», al quale aggiunge la carenza di spazi esterni per la sosta delle auto «ridotti pressoché a zero, anche perché i pochi parcheggi auto rimasti dopo l’allargamento del fabbricato, sono regolati per brevi soste a tempo, massimo un’ora, che non consentono ai viaggiatori diretti ai bus o ai treni di arrivarci col mezzo proprio. Non occorre essere tecnici dei trasporti per capire che l’incentivo a servirsi di treni e bus in un territorio la cui popolazione è distribuita in modo frammentato, dipende anche dalla possibilità di parcheggio delle auto vicino alle strutture di scambio». La Filt sottolinea ancora che era più funzionale del centro intermodale, costato circa 4 milioni di euro, il tronchino che collegava le due stazioni col treno per Nuoro che affiancava col binario i treni nella stazione delle FS consentendo trasbordi immediati. «Ma quella possibilità di vero valore aggiunto venne improvvidamente abbandonata coi lavori del sottopasso ferroviario – prosegue –. Anche senza interferire con la viabilità del corso Umberto, non sarebbero mancate altre soluzioni, ad esempio raggiungere l’area delle ferrovie per Nuoro dall’altro lato, con un semplice raccordo in direzione dell’uscita verso nord, facilmente realizzabile e a basso impatto». Le perplessità del sindacato nascono anche da altro. Il sistema delle coincidenze tra treni e tra treni e bus manca del tutto. Alcuni bus arrivano a Macomer pochi minuti dopo che sono partiti i treni di Trenitalia o con intervalli per coincidenze talmente stretti che, anche perché non c’è più la bigliettazione integrata, non consentono al viaggiatore di passare da un vettore all’altro. Ancora, Macomer ha perso negli ultimi anni gli utilissimi treni del mattino verso il nord dell’isola, ormai irraggiungibile in treno. Ancora più pesante il taglio verso Oristano e Cagliari, dove i treni storici sono stati sostituiti da due bus molto meno appetibili per i pendolari, perché servono meno località e passano a orari inutili per chi va a scuola o al lavoro. Petizioni con centinaia di firme inviate alla Regione per cambiare le cose sono cadute nel nulla. «Spiace costatare – conclude la nota – che si tratta di un’opera sovracapitalizzata, disfunzionale e con pochissime possibilità di essere sostenuta dall’acquisto di treni e bus che dia valore stabile al cospicuo investimento che è costata». (t.g.t.)

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