Un grido dal territorio «L’aeroporto non può restare ancora chiuso»
Tortolì, la struttura non è funzionante da oltre cinque anni. All'ultima asta ha partecipato solo il Distretto spaziale
A un mese e mezzo dalla scadenza delle manifestazioni d’interesse relativa al bando pubblico per l’acquisizione o l’affitto della struttura aeroportuale _ che prevedeva per 5,6 milioni per l’acquisto, o il suo affitto, almeno per un decennio, per 260mila euro l'anno – che ha visto la partecipazione solo del Distretto aerospaziale della Sardegna, si riparla dello scalo. A chiedere che la politica, il Consorzio industriale provinciale Ogliastra – socio unico dell’AliArbatax spa in liquidazione, proprietaria della struttura – e il Comune facciano la loro parte, è l’imprenditore locale Attilio Piras. L’aeroporto di Tortolì è chiuso ininterrottamente da cinque anni, sei mesi e cinque giorni: nel 2011, infatti, lo scalo aereo aprì solo dall'8 agosto fino al 10 ottobre, in mini continuità territoriale. Per Attilio Piras, che milita nel Partito dei sardi, lo scalo tortoliese, grazie anche alla sua posizione geografica rispetto agli altri aeroporti sardi risulta essere quello posizionato più centralmente. E si ricollega alla gestione dell’imprenditore Giorguio Mazzella. «Ricordo – fa rilevare – che fece 56mila presenze in una stagionalità. E oggi con il maggior uso del vettore aereo, soprattutto in campo turistico, è intuibile che l’aeroporto potrebbe raggiungere le 80mila presenze stagionali, con la stessa tipologia di movimenti della precedente conduzione. Particolare da non dimenticare, che nei voli charter erano previsti un numero X di posti destinati ai residenti che venivano utilizzati come voli di linea su tratte come Roma, Milano, Verona, Treviso e Bologna». Ed ecco una prima proposta di Piras: «Considerando che un biglietto medio Cagliari-Roma o Cagliari-Milano, costa circa 80 euro a tratta, per volare sullo scalo di Tortolì possiamo tranquillamente ipotizzare un biglietto del costo di 100 euro, con 20 euro da destinarsi, attraverso un percorso giuridico corretto, alla ristrutturazione dello stesso aeroporto e alla sua gestione. Facciamo due conti: 80mila presenze con un ricavato di 20 euro ciascuna, significherebbero un milione e 600mila euro da destinarsi alla struttura aeroportuale» . E conclude: «Sarei anche d’accordo in una partenza immediata, con un’apertura per il cosiddetto “movimento aereo vip”. Lo scalo è proprietario di un sito di 35mila metri quadri adattabile al parcheggio di piccoli aerei fino a 10 posti. In ogni caso si passerebbe dall’attuale stato di degrado di pascolo brado, ad aeroporto vip. Qui generalmente il piccolo aereo viene snobbato, ma è fonte di tante risorse in tanti altri piccoli scali. In ogni caso Tortolì deve riaprire».
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