La Nuova Sardegna

Nuoro

Ottana, il dramma degli operai 50enni rimasti senza lavoro

di Federico Sedda
Ottana, il dramma degli operai 50enni rimasti senza lavoro

Lontani dalla pensione e fuori dal mondo dell’impiego «Siamo altamente specializzati, dateci un’occupazione»

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OTTANA. Dopo gli ex lavoratori tessili della Legler e gli operai in cassa integrazione di Ottana Energia e Ottana Polimeri, un altro grido di dolore si alza dall'area industriale di Ottana, ormai ridotta a un cimitero di stabilimenti e capannoni dismessi. Èquello degli ex lavoratori delle imprese d'appalto e in particolare degli ex lavoratori metalmeccanici ultracinquantenni, quei padri di famiglia troppo giovani per andare in pensione e troppo vecchi per lavorare. Ex operai delle cosiddette imprese esterne, che ai tempi di Enichem e Montefibre lavoravano nel settore delle manutenzioni. Operai super specializzati che oggi nessuno vuole. «Oggi – dice Fabrizio Pinna, 53 anni, mobilità in scadenza – la maggior parte di noi è iscritta in due liste: quella dei disoccupati e quella dello Spresal, il servizio dell'Inail che si occupa della sorveglianza sanitaria dei lavoratori che, come noi, hanno lavorato a contatto con l'amianto. Nel corso degli anni abbiamo visto morire tanti nostri colleghi per malattie tumorali».

Altri loro colleghi oggi rischiano di morire d'inedia o di disperazione. Sì, perché gli ammortizzatori sociali, palliativo per nascondere la mancanza di lavoro, sono finiti. Così, per loro, è cominciata un'altra malattia terminale: la disoccupazione infinita. Una malattia lenta, che frantuma l'animo e lacera il cuore. Ma i lavoratori ultracinquantenni dell'ex Enichem, quelli che un tempo lavoravano in imprese specializzate quali la Quattro Emme, la Monni, la Simme e la Comater, hanno deciso di vendere cara la pelle. «Non ci arrendiamo – scrivono in una nota – e lotteremo fino alla fine per avere un futuro dopo oltre quaranta anni di lavoro».

A pagare le conseguenze della chiusura delle grandi fabbriche che davano gli appalti alle imprese sono stati soprattutto loro: l'esercito dei metalmeccanici e degli addetti ai servizi messi alla porta senza alcuna garanzia. Neppure quella minima per sopravvivere con dignità. «La nostra richiesta di essere reinseriti nel mondo del lavoro con formule già sperimentate per altri lavoratori, quali l'utilizzo nei comuni – fanno sapere nella nota – non può essere applicata a noi perché non apparteniamo alla funzione pubblica». Eppure questi lavoratori sono altamente specializzati. Dal loro impiego i comuni e gli enti pubblici trarrebbero solo benefici. «Alcuni di noi – sottolineano – hanno spedito anche 200 curriculum, ma le risposte sono sempre le stese: sei troppo grande. Anche volendosi spostare per lavorare altrove, i compensi retributivi non basterebbero neppure a coprire le spese». Così si ritrovano a casa, dimenticati dalla politica e dal mondo del lavoro che, a Ottana, è finito a brandelli. «Siamo una trentina – fanno sapere nella nota – gli ultracinquantenni con famiglia a carico, alcuni con figli di oltre trent'anni a loro volta disoccupati. Ci sentiamo abbandonati da tutti, con gli ammortizzatori sociali finiti o in scadenza».

Nel grido di dolore lanciano anche un'accusa: «Mentre la Regione stanzia fondi distribuendoli tra vari siti industriali e consorzi, a Ottana non viene concesso nulla, neppure per le bonifiche o per mettere in sicurezza il sito».

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