I 50 anni di piazza Satta, un sogno diventato realtà
L’opera di Nivola nei ricordi di Gonario Gianoglio, il sindaco che la commissionò
NUORO. Piazza Satta compie cinquant’anni e il Comune si appresta a celebrare la ricorrenza legata al monumento più rappresentativo della città, almeno agli occhi esterni. Lo farà, nell’ambito delle più ampie celebrazioni del 150esimo anniversario della nascita di Sebastiano Satta, con una mostra, un convegno e vari spettacoli.
Nel 1986, quando progettava le sculture per il palazzo del consiglio regionale, Costantino Nivola disse che, rispetto agli amministratori cagliaritani, i nuoresi erano dei bostoniani, evidentemente per qualche impiccio nei rapporti con i politici del capoluogo. Si riferiva all’esperienza positiva di vent’anni prima, durante la realizzazione di piazza Sebastiano Satta, e l’apprezzamento era rivolto a figure come l’allora sindaco Gonario Gianoglio, all’ex deputato e avvocato Gonario Pinna, o ancora a un altro illustre penalista e politico, Pietro Mastino, che presiedeva la biblioteca intitolata al poeta e il comitato per le celebrazioni a cent’anni dalla nascita. Questi nomi solo per citare un consiglio comunale (escluso il padre costituente Mastino che non ne faceva parte), quello eletto nel 1964, protagonista di una stagione irripetibile che ha lasciato segni concreti di rinnovamento: da piazza Satta alle basi per la nascita dell’Istituto etnografico, sino all’acquisto della casa natale di Grazia Deledda in vista della trasformazione in museo.
Piazza Plebiscito. A capo di quell’amministrazione c’era Gonario Gianoglio, il quale al momento dell’elezione – appena trentaduenne – fu il più giovane sindaco d’Italia alla guida di un Comune capoluogo di provincia. Fu lui, il 3 giugno 1967, cinquant’anni fa, a tagliare il nastro inaugurale di piazza Sebastiano Satta, una piazza monumento oggi considerata tra le più belle e originali d’Italia; ma soprattutto fu lui ad avere l’idea di realizzarla, appunto nell’ambito delle celebrazioni del centenario della nascita del “Vate di Sardegna”, e affidarne la progettazione a un artista che, dopo quasi trent’anni negli Stati Uniti, forse si sentiva un po’ straniero proprio nella terra che gli aveva dato i natali, la Sardegna, dove solo in seguito se ne sarebbe compresa appieno l’importanza.
Il balcone di Menotti. Furono lungimiranti Gianoglio e quegli amministratori? A cinquant’anni di distanza l’inevitabile risposta è sì, lo furono, e anche coraggiosi. Persino un po’ visionari. In quel periodo l’arte contemporanea era un linguaggio praticato da poche élite, e la proposta di quel giovane sindaco parve strana, se non assurda, ai più. Anche perché la sua realizzazione non fu, per molti cittadini, del tutto indolore. Un caso emblematico è la polemica sorta attorno alla demolizione del palazzotto fatiscente e semiabbandonato che si trovava proprio al centro di quella che allora si chiamava piazza Plebiscito. Era la casa un tempo di Menotti Gallisay, il fervente socialista in seguito immortalato dall’altro grande Satta nuorese, il giurista scrittore Salvatore, nelle pagine del romanzo “Il giorno del giudizio”. Il socialista Mario Corda, per esempio, si oppose strenuamente all’abbattimento voluto da Gianoglio, democristiano (benché appartenesse al gruppo che nel partito veniva chiamato dei Giamburrasca), perché da lì, cinquant’anni prima, Gallisay arringava la folla durante i propri comizi, e Pinna lo vedeva come un sopruso politico.
Nessun compenso. La spuntò Gianoglio, come sappiamo, anche perché altrimenti la piazza non si sarebbe potuta realizzare così come la conosciamo. La proposta passò, il comitato per le celebrazioni si dimostrò entusiasta, e Nivola pure: dicono che non pretese nulla, se non il rimborso delle spese per i viaggi negli Stati Uniti dal 1966 al 1967. I lavori durarono il tempo stabilito, un anno, e il costo finale non si spostò di un centesimo dalla cifra stanziata dall’amministrazione: cento milioni di lire, una somma che attualizzata supera di poco il milione di euro. Una coerenza rara, a Nuoro come altrove, soprattutto negli anni che sono seguiti.
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