La Nuova Sardegna

Nuoro

Migranti, il gran cuore di Santu Predu: il quartiere nuorese “adotta” cinque giovani africani

di Valeria Gianoglio
Uno dei giovani ospitati a Casa Moro
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Uno dei giovani ospitati a Casa Moro

La mediatrice culturale: «Una risposta straordinaria da parte dei residenti»

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NUORO. L’ultimo dono del quartiere – un capretto – al numero 64 di via Chironi lo hanno ricevuto qualche giorno fa e senza troppi fronzoli. Perché a Santu Predu, i regali, funzionano così anche per i cinque giovani migranti ospitati a Casa Moro: si bussa alla porta d’ingresso, si saluta, e si lascia il pacco sulla porta. Senza nomi né cognomi, senza far pesare nulla, senza aspettarsi niente in cambio se non la gioia di strappare un sorriso a chi per sfuggire dalla miseria o dalla guerra, ha attraversato il deserto e ha sfidato il mare a bordo di una scialuppa malconcia.

«Ci arrivano ogni settimana donazioni anonime – racconta, infatti, Barbara Sanna, che segue ogni giorno i ragazzi di Casa Moro insieme e per conto dell’associazione Migrantes – davvero, è una cosa straordinaria: il quartiere ha adottato questi ragazzi. È la prova che la micro-accoglienza nelle case funziona e produce buoni frutti».

Trentadue anni, nuorese, specializzata in mediazione culturale, è da quasi due anni che la giovane professionista fa parte dell’associazione Migrantes e da poco meno, invece, che con lo stesso gruppo di lavoro segue ogni giorno le vicende di Casa Moro: un appartamento a due passi dalla chiesa del Rosario che qualche tempo fa è stato ceduto in comodato d’uso gratuito alla parrocchia, e poi a Migrantes, per accogliere i profughi e chiunque avesse bisogno.

«Casa Moro – spiega, infatti, Barbara Sanna – è aperta a chi ne ha necessità, non solo ai migranti, e fino a che c’è posto. Per ora, da alcuni mesi, ci sono cinque ragazzi africani. Dallo scorso dicembre li seguo tutti i giorni nelle faccende quotidiane, non mi sostituisco a loro, ovviamente, ma cerco solo di orientarli e di instradarli anche nelle pratiche burocratiche, nell’organizzare la convivenza, nella gestione della casa, perché come capita non sempre la convivenza è facile da vivere». «La casa – continua la mediatrice culturale – è aperta da un anno, e in questo periodo abbiamo ospitato più di una ventina di persone e le aiutiamo a inserirsi. Per loro, Casa Moro, è un trampolino di lancio».

E così, le giornate dei giovani migranti ospitati nella casa di via Chironi, scorrono tra una faccenda domestica, una lezione di italiano, e un laboratorio teatrale. «Cerchiamo di tenerli occupati e di far sì che apprendano la nostra lingua nel più breve tempo possibile – spiega Barbara Sanna – ora stanno seguendo anche un laboratorio teatrale e presto approderà in uno spettacolo. Tutto, insomma, per fare in modo che si sentano inseriti e parte della comunità che li ospita. Il loro desiderio più grande, del resto, è quello di socializzare. Io, però, gliel’ho spiegato che per quello, per fare nuove amicizie, ci vuole tempo e non si possono improvvisare. Dico loro di avere pazienza e di cominciare con l’invitare le nuove conoscenze a Casa Moro per un caffè».

«Ma al di là delle difficoltà iniziali per la lingua – aggiunge la mediatrice culturale – ciò che ci ha tutti colpito positivamente è stata davvero la risposta del quartiere. In questi mesi ha riempito Casa Moro di regali. Non si contano i panettoni, la carne, la farina, i dolci, gli inviti a pranzo e a cena. È confortante e bello vedere che nonostante tutto siamo un popolo solidale e umano».

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