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Cittadinanza onoraria a Massimo Pittau

di Cecilia Fontanesi

Il linguista e glottologo nuorese riceverà l’onorificenza domenica nel corso di un convegno

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OROSEI. Domenica mattina il Comune di Orosei conferirà la cittadinanza onoraria al professor Massimo Pittau, linguista e glottologo, uno dei massimi esperti della lingua sarda e etrusca. La cerimonia si svolgerà alle 10,30 al Monte Granatico con la conferenza “La Baronia di Orosei e i Romani: storia e lingua”.

Ad aprire il convegno i saluti del sindaco Nino Canzano, mentre il giornalista Antonio Rojch farà da moderatore. Massimo Pittau, nato a Nuoro nel 1921, si diploma al Liceo Classico Asproni e prosegue i suoi studi a Torino dove si laurea in Lettere con una tesi su “Il Dialetto di Nuoro” e a Cagliari dove consegue la laurea in Filosofia con la tesi “Il valore educativo delle lingue classiche”. Nel 1971 ottiene la cattedra di Linguistica sarda all’Università di Sassari.

Durante la sua lunga e proficua carriera di studioso ha pubblicato più di 50 opere, arricchendo il dibattito sulla lingua sarda. Il territorio di Orosei, la sua vallata e l’antico porto esistente in epoca romana hanno interessato in particolar modo gli studi del linguista sardo; soprattutto quelli sulla latinizzazione linguistica della Barbagia.

La tesi sostenuta da Pittau è che la Baronia di Orosei con il porto fluviale di Fanum Carisi e la corrispondente vallata del fiume Cedrino sia stata la porta d’ingresso per le truppe romane destinate ad affrontare i barbaricini.

I romani partivano quindi dalla Baronia di Orosei per dirigersi alla conquista di Nuoro, Bitti, Orune, Orgosolo.

Ma la tesi più avvincente è che l’antico porto di Fanum Carisi sia stato la porta di ingresso non solo per i militari romani ma per la lingua sardo centrale, come venne denominata da Max Leopold Wagner con cui lo stesso Pittau ebbe una lunga corrispondenza epistolare.

Il sardo che si parla nel Nuorese e nella Baronia di Orosei è la variante che più assomiglia a quella dei condaghi: codici manoscritti su pergamena, elaborati fra il XI e il XIII secolo, prime testimonianze del volgare sardo.

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