Il carcere di Lanusei verso la chiusura
Una nota del ministero che parla di “probabile dismissione” mette in allarme gli avvocati e gli amministratori comunali
LANUSEI. L'altolà è arrivato con una comunicazione del Ministero della Giustizia e suona come un "de profundis" per il carcere di San Daniele. «Non utilizzate fondi per la messa a norma della struttura perchè oggetto di probabile dismissione», è il contenuto della lettera che ha fatto allarmare amministratori e avvocati. La notizia è rimbalzata ieri pomeriggio e ha turbato il clima di fiducia che si respirava in Ogliastra sulle sorti del carcere di Lanusei. Ora nella cittadina si è in attesa di una conferma ufficiale che vada nel segno opposto e che rafforzi, invece, le rassicurazioni piovute lo scorso marzo a Roma. Quanto detto nella capitale dal vice capo di gabinetto del ministro Andrea Orlando è, infatti, in contrasto con quanto scritto nella comunicazione ministeriale. E l'incongruenza, certo non induce all'ottimismo.
«Non c'è nessuna volontà di creare allarmismi ma sul carcere non siamo neanche disposti a sottostare al gioco delle smentite continue», tuona il sindaco Davide Ferreli che era volato nella capitale per scongiurare il rischio chiusura della casa circondariale. Il primo cittadino ricorda che, nemmeno due mesi fa, nel corso dell’incontro al Ministero, ricevette numerose rassicurazioni. «Ci dissero chiaramente – racconta ancora Ferreli– che il nostro carcere non era interessato da nessun progetto di riorganizzazione. Ora non possiamo più accettare tentennamenti: che la parte politica di competenza si pronunci definitivamente accollandosi una posizione in merito al futuro del San Daniele».
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Presidio indispensabile. Il braccio di ferro, se non dovessero arrivare chiarimenti concreti, è solo all'inizio. «Per quanto ci riguarda – incalza l'amministratore comunale – difenderemo senza risparmiarci il presidio circondariale così come abbiamo già fatto in passato. Questo perché riteniamo che sia di fondamentale importanza per l'amministrazione della giustizia, non solo per Lanusei ma anche per l'intero territorio ogliastrino».
Va giù duro anche il presidente del Consiglio dell'ordine degli avvocati ogliastrini, Gianni Carrus, che, assieme alla collega del Coa Mara Cuboni, aveva accompagnato il primo cittadino nella trasferta romana. «Se questa notizia dovesse essere confermata – rincara la dose l'avvocato – sarebbe l'ennesimo impegno mancato dopo le rassicurazioni provenienti dalla politica nazionale e locale, Non possiamo accettarlo, anche le toghe saranno in prima linea per evitare la chiusura».
Il San Daniele è una vecchia struttura che ospita una quarantina di detenuti. Si tratta per lo più di "sex offender", persone condannate per reati di natura sessuale. Da convento francescano risalente al 1700 è stato trasformato in carcere giudiziario nel 1874 ed ora rischia, nuovamente di cambiare destinazione. Scenari futuri a parte, ciò che rimane sul tappeto è la battaglia quotidiana che il territorio ogliastrino sta mettendo in atto per il mantenimento dei servizi essenziali, da quelli giudiziari a quelli sanitari. Una battaglia che impegna puntualmente le istituzioni, le quali si trovano a dover affrontare una serie di disegni di riorganizzazione nei diversi campi.
Il fronte della protesta. Appena lo scorso anno si lottò contro il disegno di una nuova geografia giudiziaria che prevedeva la chiusura del Tribunale di Lanusei. Alla stessa maniera, qualche mese prima ci fu una mobilitazione popolare contro il paventato declassamento del Nostra signora della Mercede, unico presidio ospedaliero dell'Ogliastra, ipotizzato dalla Regione nel suo Piano di riorganizzazione della rete ospedaliera. Entrambi i pericoli sembravano scongiurati fino a quando, qualche tempo fa, si fece strada un'altra voce: quella della chiusura della struttura carceraria. Voce messa tacere a Roma e che ora improvvisamente riprende corpo.
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