Blitz della polizia, progettisti nel mirino
Inchiesta del pm di Oristano sull’area di Tossilo, i reati ipotizzati: frode in pubbliche forniture, turbativa d’asta e corruzione
NUORO. Un blitz improvviso e silenzioso. Gli investigatori della questura di Nuoro e Oristano, inviati dalla procura della Repubblica di Oristano, si sono mossi con tanta riservatezza da passare quasi inosservati. Almeno al loro arrivo e durante la loro permanenza negli uffici comunali di Siniscola e negli studi professionali di Nuoro e Macomer che hanno passato al setaccio per alcune ore. Ma quando sono andati via, gli agenti sono stati notati eccome visto che hanno portato con loro una voluminosa documentazione e alcuni personal computer.
Una nuova inchiesta della magistratura di Oristano sta per investire progettisti e amministratori di alcuni comuni del centro Sardegna, in particolare: Nuoro, Macomer e Siniscola. Frode in pubbliche forniture il reato ipotizzato nelle informazioni di garanzia che gli agenti hanno consegnato agli indagati sottoposti a interrogatori e ai quali sono stati perquisiti uffici, studi e abitazioni. Ma sembra che i reati configurati in tutta l’inchiesta siano ben più gravi: associazione a delinquere finalizzata alla turbativa d’asta e corruzione. Pare che l’inchiesta riguardi l’area industriale di Tossilo dove c’è l’inceneritore e quindi si tratterebbe di un argomento particolarmente scottante e pericoloso: i rifiuti. A Tossilo vengono infatti stoccati e inceneriti i rifiuti di mezza Sardegna. Ma pare che ci siano riferimenti anche a progettazioni di alcune strade del territorio e persino di un tratto della nuova “Sassari-Olbia”.
Ipotesi, visto che l’inchiesta è coperta dal massimo riserbo. Dalla procura della Repubblica di Oristano non è stato fatto trapelare neppure un fruscio. Le uniche certezze sono alcune perquisizioni eseguite a Macomer e Siniscola, dove sono stati convocati e sentiti per alcune ore il vicesindaco Marco Fadda, con la delega per il settore dei Lavori pubblici, e l’ingegnere progettista Efisio Pau.
Avvolto dal mistero il blitz della polizia a Macomer, del quale sono trapelate soltanto poche indiscrezioni visto che il personaggio coinvolto è sicuramente uno dei progettisti più conosciuti non solo nel Marghine ma in tutta l’isola: l’ingegner Gianni Mura, fondatore, amministratore unico e direttore tecnico di “Metassociati”, uno dei più importanti studi di pianificazione urbana ed edilizia, progettazione e realizzazione della Sardegna. Gli investigatori si sono trattenuti a lungo nello studio e nell’abitazione del professionista e sembra che siano andati via portandosi dietro una voluminosa documentazione e anche alcuni computer.
Gianni Mura, originario di Ottana, vive a Macomer dai primi anni Settanta, dove 40 anni fa ha fondato con l’ingegnere Vincenzo Tomasello lo studio che prese il nome dei due professionisti. Da quello studio è nata nel 2015 “Metassociati srl”, che si avvale della collaborazione di tecnici ed esperti in diverse discipline, professionisti stabilmente integrati nell’organico di una organizzazione multidisciplinare. Lo studio dà lavoro a più di quindici persone e opera in tutta la Sardegna, soprattutto nel campo delle opere pubbliche. I settori verso i quali sviluppa l’attività sono quelli dell’architettura, della riqualificazione urbana e territoriale, dell’architettura del paesaggio, dell’urbanistica, della pianificazione territoriale e del restauro. Negli ultimi dieci anni ha svolto circa 450 commesse per conto di enti pubblici e di privati con un fatturato complessivo di oltre 10 milioni di euro. Tra i progetti realizzati figurano quelli per la riqualificazione del lungomare del Poeto di Cagliari, il recupero dell’ex Alas di Macomer, la nuova residenza universitaria di Cagliari, la riqualificazione della fascia costiera di Sorso e il centro intermodale di Carbonia. Ed era stato lo studio dell’ingegnere ottanese a progettare il ponte di Capoterra all’origine dello scontro tra il ministro Galletti e l’asssessore regionale ai Lavori pubblici. La notte del 23 settembre 2010 a Ottana, quasi in contemporanea con le fucilate esplose contro le finestre della casa dell'allora sindaco Gian Paolo Marras, venne anche compiuto un attentato dinamitardo che devastò la sede dell'Eiss, ente privato che eroga servizi sociali. La palazzina devastata dall’esplosione era di proprietà dell’ingegnere Gianni Mura.
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