Orune, chiesa piena per ricordare Gianluca
Dolore per il secondo anniversario dell’omicidio del 18enne. Le motivazioni del Gup per Pinna e Taras
NUORO. Due anni. Ma il dolore è sempre uguale a quello di quella mattina dell’8 maggio 2015 quando sull’asfalto della strada principale di Orune scorreva il sangue di Gianluca Monni, 18 anni, assassinato con tre fucilate. La chiesa di Santa Maria della Neve a Orune era stracolma per la messa in ricordo dello studente orunese, celebrata da don Michele. Lacrime e dolore, che nè le condanne e il rinvio a giudizio dei due presunti assassini, nè il tempo potranno mai affievolire.
Intanto, è stata depositata la sentenza del gup Claudio Cozzella nei confronti di Paolo Pinna, 18 anni di Nule, difeso dall’avvocato Agostinangelo Marras, condannato a 2 anni e 4 mesi per minacce, e di Alessandro Taras, 40 anni, di Ozieri, difeso dall’avvocato Sergio Milia, assolto dall’accusa di danneggiamento (l’incendio dell’auto di Stefano Masala) perché il fatto non costituisce reato. «...gli elementi probatori a disposizione permettono di ritenere che se Taras la sera dell’8 maggio 2015 si determinò ad aiutare Alberto Cubeddu ( 21 anni, di Ozieri, rinviato a giudizio per omicidio, ndr)a bruciare L’Opel Corsa di Stefano Masala lo fece solo ed esclusivamente perché da Cubeddu gli fu riferito che si trattava di un’auto di sua proprietà, non appartenente a terze persone e tantomeno sottratta a Stefano Masala e utilizzata per uccidere Monni. Della effettiva condotta di danneggiamento dovrà rispondere, in altra sede, chi quella condotta ha materialmente e coscientemente realizzato previa induzione in errore di Taras, ovvero Alberto Cubeddu».
Per quanto riguarda la condanna di Paolo Pinna, il gup ha ripercorso nei dettagli tutta la vicenda relativa alle minacce che il diciottenne di di Nule aveva fatto all’orunese Piergiorgio Massaiu, assistito come parte offesa dall’avvocato Gianluigi Mastio. Paolo Pinna ha rivolto pesanti minacce a Massaiu per riavere indietro la pistola che gli era stata presa dalle mani nel locale di Orune a dicembre 2014 prima della furibonda zuffa che è all’origine del delitto di Gianluca Monni. «...nella condotta di Pinna sono ravvisabili tutti gli elementi delle minacce. ....consistente nella voonta di realizzare una condotta minatoria finalizzata a indurre Massaiu a commmettere un reato... e dimostrando una spiccata e allarmante capacità criminale».
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