«Mi negano le cure» la protesta di un tetraplegico
Salvatore Dessolis oggi si incatenerà al cancello dell’Assl 3 Da 33 anni in cura in Germania dopo un tuffo alla Caletta
NUORO. «Come cittadino europeo ho il diritto alla continuità terapeutica e di essere curato nella clinica tedesca altamente specializzata dove da ben 33 anni sono seguito. Non posso rischiare la vita ricominciando da zero». Questo l’accorato appello di Salvatore Dessolis, tetraplegico mamoiadino, che oggi alle 11 s’incatenerà al cancello della direzione dell’Assl 3, in via Demurtas.
Salvatore Dessolis, 52 anni, tetraplegico da 33 anni a causa di un tuffo in mare alla Caletta quando aveva 19 anni, chiede all’assessorato regionale alla Sanità che gli venga autorizzata l’assistenza transfrontaliera di cui usufruiva da anni e che invece gli è stata negata di recente. «La Regione – ha spiegato Dessolis nel suo negozio di Mamoiada – mi ha negato l’autorizzazione ad andare in Germania poiché a Torino ci sarebbe un centro in grado di seguire la mia patologia. Mi sono adeguatamente informato sul centro di Torino – ha sottolineato il tetraplegico – e ho potuto constatare che non possono eseguire il tipo di intervento che mi serve perché non hanno la strumentazione adeguata. E allora che cosà dovrei andare a fare in un posto in cui non mi conoscono e dove dovrei ricominciare tutto da zero?».
L’odissea di Salvatore Dessolis è cominciata 33 anni fa. Dopo il tuffo rimase paralizzato, venne soccorso e con l’elicottero ricoverato in ospedale a Sassari dove gli venne diagnosticata una lesione alla spina dorsale con conseguente paralisi agli arti. Da allora era iniziato il suo calvario e quello dei suoi familiari ai quali fu suggerito il ricovero alla “Werner Wicker clinic” di Bad Wildungen in Germania. «Da 33 anni – ha raccontato Salvatore Dessolis mentre con la sua carrozzina si muove tra gli scaffali del suo esercizio commerciale – sono seguito in Germania dove ho subito decine di interventi, alcuni dei quali salvavita. Ho anche perso il conto di quanti interventi ho subito e da allora periodicamente sono andato in quella clinica grazie all'autorizzazione della Regione, che qualche volta aveva tentennato ma poi tutto si era risolto perché in Italia non esistono centri adatti per seguire la mia patologia. Nel 2014 ho subito un ultimo intervento importante e mi è stato messo un elettrostimolatore neuro-urologico inventato dal mio primario tedesco – ha aggiunto Dessolis –. Qui in Italia non ci sono centri di assistenza di questo tipo per cui non saprebbero dove mettere le mani. In Germania ho fatto quel tipo di intervento e li che c’è la mia cartella clinica con la mia storia: sanno qual è la mia patologia e quali i miei problemi e dove intervenire in caso di complicazioni».
Secondo Salvatore Dessolis in Italia dovrebbero ricominciare da zero. «Per me è vitale che venga seguito da chi mi chi conosce profondamente. E inoltre in Italia i tempi di ricovero sono lunghissimi e non posso permettermelo - ha insistito –. E non ho assolutamente intenzione di cambiare clinica. Si tratta di continuità terapeutica: non sto chiedendo di andare alle Maldive ma che vengano riconosciuti i miei diritti ad essere curato adeguatamente da chi mi conosce e mi segue clinicamente dal 1984. Continuità terapeutica che adesso la Regione vorrebbe interrompere. Penso per un risparmio economico, ma la salute per me è più importante dei loro risparmi, per cui non intendo assolutamente cambiare clinica. E ho necessità assoluta di questo tipo di cure. Il viaggio in Germania – ha concluso con amarezza Salvatore Dessolis – era già programmato da tempo, tanto che ho una prenotazione per il 30 maggio 2017. Quindi ho necessita entro brevissimo tempo dell’autorizzazione per il viaggio in Germania. Chiedo all’assessore Luigi Arru e al direttore dell’Ats di darmi una mano a superare questo ostacolo burocratico.
E per dare ancora più forza alla sua richiesta, oggi alle 11 Salvatore DEssolis si incatenerà al cancello della direzione dell’Assl in via Demurtas.
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