La Nuova Sardegna

Nuoro

Ottana Energia, i 70 operai sono in stato di agitazione

di Federico Sedda
Ottana Energia, i 70 operai sono in stato di agitazione

Dopo la notizia della probabile chiusura della centrale Biopower Sardegna I lavoratori temono la fine delle attività produttive di tutto il sito industriale

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OTTANA. Stato di agitazione “con riserva di mettere in atto ulteriori forme di lotta proporzionate alla criticità della situazione”. Questa la reazione della Rsu di Ottana Energia, i cui operai (una settantina) sono in cassa integrazione da 17 mesi, alla notizia della probabile chiusura della piccola centrale a olio di palma Biopwer Sardegna, l'unico impianto ancora in funzione nell'area industriale di Ottana. La probabile decisione è contenuta all'interno del piano industriale per il 2017-2021 approvato il 20 marzo scorso della società Alperia, la municipalizzata dei comuni di Bolzano e Merano e della provincia autonoma di Bolzano che detiene la maggiore quota azionaria (79%) di BioPower Sardegna, compartecipata anche da Ottana Energia del gruppo di Paolo Clivati (10,5 %) e dal gruppo svizzero Bkw Italia (10,5%). Il nuovo piano strategico della società altoatesina, oltre alla razionalizzazione delle sedi e degli investimenti, prevede anche "fusioni, semplificazione della struttura aziendale e dismissione degli asset non strategici" e, in particolare, “delle partecipazioni geograficamente lontane”, quali PvbPower in Bulgaria e la centrale elettrica BioPower Sardegna di Ottana che produce 36 megawatt impiegando una decina di operai. La notizia ha allarmato i lavoratori della collegata Ottana Energia, già preoccupati per il futuro del loro impianto fermo dal 31 dicembre del 2015. "La presunta e imminente dismissione dell'impianto a olio di palma dell'area industriale di Ottana - si legge in una nota della Rsu - decreterebbe la fine delle attività produttive di tutto il sito". La decisione annunciata da Alperia si colloca in uno scenario già di per se oscuro e al limite della sopravvivenza. «Anche se è superfluo ricordarlo - sottolinea la Rsu nel comunicato - vogliamo riassumere le vertenze in corso: l'impianto di produzione di pet (Ottana Polimeri) è fermo da oltre due anni con tutti i lavoratori in cassa integrazione; la centrale termoelettrica (Ottana Energia) è ferma da un anno e mezzo con oltre la metà dei lavoratori in cassa integrazione; la quasi totalità delle imprese di manutenzione è inattiva. A queste vertenze va aggiunta la crisi dell'indotto. In questo scenario, la probabile chiusura di BioPower avrebbe un impatto definitivo». Ottana diventerebbe un deserto. Da qui l'appello della Rsu di Ottana Energia ai soggetti istituzionali, regionali, sindacali e aziendali “affinché chiariscano le posizioni in essere”. Facciano sapere, cioè, quali siano le reali intenzioni per dare un futuro a Ottana.

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