La Caletta, i pescatori: «Fuori le motonavi» Ma ora non si cambia
«Fuori dal porto? No, se ne parlerà il prossimo anno» Per gli assessori Bulla e Ventroni non si può fare nulla
LA CALETTA. L’incontro svoltosi giovedì pomeriggio nell’ufficio locale marittimo della Guardia costiera potrebbe segnare una svolta nei rapporti tra i pescatori e i proprietari delle motobarche da turismo. Anche quest’anno una parte della banchina posta tra i moli di sottoflutto e sovraflutto farà da base a tre motonavi per il trasporto dei passeggeri. «È una banchina lunga 106 metri – dicono i pescatori – e le motonavi sono lunghe 30 metri. In estate, quindi, quello spazio ci è interdetto». Nulla cambia per la stagione turistica alle porte: lo scenario paventato dai pescatori non sarà evitato in quanto le motonavi adibite al trasporto passeggeri per le escursioni nel litorale orientale occuperanno la banchina contesa, un pontile di oltre cento metri sito tra i moli di sovraflutto e sottoflutto. Ma stando a quanto dichiarato da amministratori locali, comandante della Guardia costiera e pescatori stessi, si terranno nel prossimo periodo una serie di ulteriori interlocuzioni tra le parti con l’obiettivo di trovare una soluzione per i prossimi anni. Innanzitutto, come anticipato dagli assessori competenti dei comuni di Siniscola e Posada (Angela Bulla e Maurizio Ventroni) saranno effettuati alcuni «studi sulle correnti marine» per verificare la disposizione dei pescherecci «ad andana», sebbene i pescatori nutrano una serie di riserve in merito al poco spazio recuperato e ai limiti derivanti dai motori delle imbarcazioni. «I nostri pescherecci – dicono i pescatori Francesco Loi, Giovanni Vitiello e Antonio Mereu – non sono mezzi da diporto. Basti pensare che a Ottiolu siamo supportati da alcuni gommoni durante le fasi di manovra». Per i lavoratori del settore ittico l’unica soluzione possibile è trasferire le motonavi da turismo nella banchina del molo di sovraflutto. Gli assessori Bulla e Ventroni hanno risposto che, attualmente, quest’ area è priva delle colonnine dell'energia elettrica e dell’acqua. «Mancano anche le bitte e l'illuminazione pubblica», ha aggiunto il comandante Mario Cubeddu. Inoltre, come confermato dagli esponenti delle giunte Farris e Tola, «quell’area è del demanio».
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