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Droga e telefoni in carcere, parla Mustaro

Droga e telefoni in carcere, parla Mustaro

L’ex capo della Mobile di Nuoro racconta in aula l’inchiesta sul giro di soldi a Badu ’e Carros

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NUORO. «Avevamo scoperto un passaggio di denaro dall’esterno a un agente di polizia penitenziaria, e da questo al detenuto Gianluca Di Giovanni, che utilizzava quei soldi a Badu ’e Carros per acquistare i favori delle guardie, ma anche cocaina, Sim card, pen-drive e diversi telefonini con i quali comunicava con l’esterno»: l’allora capo della squadra mobile di Nuoro e attuale vicequestore in servizio alla questura di Trapani, Fabrizio Mustaro, ieri mattina in udienza a Nuoro racconta i passaggi chiave dell’indagine che nel 2011 era approdata nell’esecuzione di diversi arresti tra Nuoro e la Penisola. Di quell’inchiesta, l’unico che non è ancora arrivato al termine del suo processo, con una sentenza, è proprio Di Giovanni, perché i suoi co-indagati – ovvero chi era stato accusato di rifornirgli la droga, i soldi e il resto del materiale in carcere – già da qualche anno hanno patteggiato la pena. Ha patteggiato dieci mesi e 27 giorni Walter Donato Pietragalla, imprenditore milanese, che rispondeva di concorso in corruzione. Ha patteggiato un anno e mezzo Gianluca Peddio accusato di aver procurato la droga per Di Giovanni. Hanno già patteggiato la pena anche l’agente di polizia penitenziaria Pietro Puggioni, e l’avvocato perugino Stefano Bagianti.

«L’indagine era cominciata nel luglio 2010 – spiega ieri davanti al tribunale collegiale Fabrizio Mustaro – quando scopriamo un vaglia di duemila euro che l’avvocato Bagianti aveva mandato a una guardia carceraria, Puggioni. Così mettiamo sotto intercettazione Puggioni e scopriamo tutto. Scopriamo che il detenuto Di Giovanni in carcere aveva e utilizzava diversi telefonini e comunicava con l’avvocato Bagianti. Di Giovanni aveva fatto credere di avere 460 milioni di euro in banche svizzere e in altri istituti di credito fuori dall’Italia, e che ne avrebbe dato una parte, una volta libero, a chi gli avesse anticipato qualcosa. Il denaro che arrivava a Di Giovanni, poi, lo utilizzava per acquistare droga, telefonini e altro».

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