Sette giorni di fede e speranza
Si è chiusa la visita pastorale del vescovo Mosè Marcia
LULA. Il vescovo Mosè Marcia ha chiuso la visita pastorale lunga 7 giorni fra riti religiosi, udienze e incontri nel paese ai piedi del Montalbo. Primo atto dell’accoglienza in piazza Loreto, dove il vescovo si è soffermato a discutere con un gruppo di anziani.Il primo impatto ufficiale è stato in chiesa, dove Marcia, coadiuvato da don Goddi, ha officiato la messa alla quale ha fatto seguito l’incontro con i parrocchiani. Quindi la visita, prima in Comune dove il prelato è stato accolto dal sindaco Mario Calia e in caserma dal maresciallo Luongo e dai carabinieri, dei quali ha apprezzato l'importante servizio a garanzia dei cittadini. Marcia ha esaltato il volontariato «un patrimonio che arricchisce la comunità, ognuna operando nel suo settore». Inoltre il vescovo ha espresso soddisfazione per come sono tenuti in ordine i santuari campestri della Madonna del Miracolo, San Nicola e San Matteo, sotto Montalbo e ha ringraziato i priori per l’accoglienza. Ha riservato attenzioni ai minatori di Sos Enattos, non rinunciando, dopo aver ascoltato il direttore Luca Loddo, al suo «primo giro in miniera» rimanendo colpito da tanta bellezza e dal duro lavoro di chi nel ventre della terra ha sudato e, persino, sacrificato la vita. Agli operai forestali, a pranzo, nei locali di Su Meraculu, Mosè Marcia ha esternato parole di encomio definendoli «i custodi del Montalbo». È li e a San Matteo e a Sas Animas ha avuto modo di apprezzare la cucina tipica della cultura contadino-pastorale.Poi la visita alla mostra “Che arcu’e chelu” dell’artista Antonella Orunesu, trapiantata di cuore. (b.a.)
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