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Allevatori allo stremo i sindaci chiedono aiuto

Allevatori allo stremo i sindaci chiedono aiuto

Siccità a Macomer, il Comune dichiara lo stato di calamità naturale L’assessore Lai: «Stiamo facendo la conta dei danni subiti dalle aziende»

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MACOMER. Non è la solita richiesta di calamità naturale, ma un grido d’allarme che richiama l’attenzione sulla situazione delle aziende zootecniche e di un intero comparto messo in ginocchio dalla siccità. Alla dichiarazione dello stato di calamità naturale del Comune di Macomer fa ora seguito una petizione degli allevatori del Marghine e del Meilogu per chiedere alla Regione di intervenire subito e di convocare in tempi brevissimi un tavolo tecnico per fronteggiare l’emergenza mettendo in campo un intervento immediato che consenta alle aziende in difficoltà di acquistare scorte foraggere e di mangimi per garantire l’alimentazione del bestiame. Domani si terrà a Thiesi un importante incontro per fare il punto della situazione. È stata invitata l’Unione dei Comuni del Marghine, ma ci saranno diversi sindaci della zona. Macomer sarà rappresentata dall’assessore Giovanni Lai.
«Le aziende di allevamento vivono una situazione di estrema difficoltà – dice Lai –. L’annata è estremamente avversa a causa della siccità. Il Comune ha dichiarato lo stato di calamità naturale e sta procedendo a raccogliere le dichiarazioni dei danni subiti dalle aziende, che devono essere presentate compilando gli appositi moduli da consegnare poi agli uffici comunali». Il termine per presentate la dichiarazione scade mercoledì 31 maggio. Il comune provvederà a inoltrare la documentazione all’agenzia Argea di Nuoro. Le richieste possono essere presentate solo dalle aziende agricole regolarmente iscritte al registro imprese della Camera di commercio.
Questo sul fronte della procedura per ottenere un risarcimento per danni da calamità naturale. Sul fronte della rivendicazione, invece, la mobilitazione assume una dimensione che va oltre il territorio e che sarà destinata ad allargarsi nelle prossime settimane. La battaglia è accompagnata da un manifesto con le rivendicazioni sostenute da una raccolta di firme nel quale si chiedono il riconoscimento immediato della calamità naturale, la convocazione di un tavolo tecnico interassessoraile, un immediato intervento nell’emergenza per l’acquisto di scorte alimentari per il bestiame, l’approvvigionamento idrico delle aziende per abbeverare il bestiame per tutta la durata della siccità, il congelamento per almeno sei mesi delle rate dei contributi Inps e dei mutui agrari e l’avvio di un confronto con Agea per ottenere subito il pagamento dei premi Pac e Psr.
A Macomer e nel centro Sardegna il settore agrozootecnico ha tenuto fronte alla crisi che ha cancellato le industrie, ma ora rischia di soccombere sotto il peso delle difficoltà nelle quali si dibatte il mondo agropastorale, in particolare a causa della siccità. Negli allevamenti dall’autunno scorso si fa uso di mangimi e foraggio per alimentare il bestiame. I mesi autunnali del 2016 sono stati tra i più siccitosi degli ultimi 20 anni. Non è andata meglio d’inverno, che tra l’altro è stato accompagnato da gelate che hanno bruciato la poca erba cresciuta nei campi. Ancora peggio in primavera. Dall’inizio della stagione non è caduta una goccia di pioggia. Eppure i mesi di aprile e maggio sono tra i più piovosi. Le conseguenze della siccità sull’agricoltura, e non solo, son immaginabili. L’economia del territorio è caratterizzata dalla presenza di attività agropastorali. I costi già alti della gestione aziendale sono schizzati alle stelle da quando gli allevatori sono stati costretti a comprare il foraggio che nei campi non è cresciuto. Ma c'è di peggio. Per il prossimo inverno non disporranno di scorte foraggere perché di erba nei campi ne è cresciuta pochissima e la campagna del fieno 2017 si concluderà senza raccolto. (t.g.t.)

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