La Regione: sì al Parco ma solo se le comunità saranno d’accordo
di Francesco Pirisi
L’assessore all’Ambiente Spano sostiene l’idea della Cisl Ma i sindaci non ci stanno: «Ormai è un modello sorpassato»
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NUORO. Il sasso è stato lanciato e ha immediatamente agitato le acque. Rilanciare la proposta di Parco del Gennargentu per lo sviluppo delle zone interne è un’idea che la Cisl sta cavalcando da tempo e che il presidente della Regione, Francesco Pigliaru, aveva condiviso. Ma tutto si era fermato all’idea. Ora il segretario del sindacato, Michele Fele, l’ha rilanciata con più decisione, anche sull’onda del grande successo che sta riscuotendo il Parco di Tepilora, che tra qualche giorno potrà addirittura fregiarsi del marchio “Mab” dell’Unesco. Un’idea intorno alla quale si sta sviluppando un dibattito, ma che ha già ricevuto la “benedizione” della Regione attraverso l’assessore all’Ambiente, Donatella Spano. «Appoggio in pieno un’idea di parco che parta dal basso, cioè basata su un processo partecipato proposto e condiviso direttamente dalle comunità locali – ha detto l’assessore –. Siamo testimoni del caso di Tepilora, dove le proposte sono arrivate dai territori e la Regione ha saputo supportare il percorso e una metodologia. Anche per il Gennargentu, l’assessorato è più che disponibile ad agevolare la strada amministrativa sulle proposte che i territori sapranno esprimere».
Gli oppositori. Se la Regione esprime il suo favore, non altrettanto fanno i comuni interessati. Anzi, la proposta della segreteria territoriale della Cisl va già a cozzare in maniera frontale contro il dissenso di molti sindaci della Barbagia e Ogliastra. Il “no” trova fondamento e ragioni con la considerazione di ritenere il progetto anacronistico. E, ancora di più, pesa il disappunto di ritrovarsi in una situazione di disagio sociale, con tagli istituzionali e limiti infrastrutturali, per i quali non c’è alcun segnale di intervento. Gigi Littarru, da sette anni sindaco a Desulo: «Non è tempo di parlare di parchi. Non siamo maturi, ma soprattutto si tratta di una legge superata e inadatta per questo territorio». Sotto punta La Marmora un favore che non supera lo “zero”, anche se si concorda che in ogni caso oggi non è possibile neppure fare dei ragionamenti su proposte alternative: «La montagna è abbandonata. I politici – prosegue Littarru – si guardano bene dal venire e verificare le situazioni. Come si può pensare di parlare di un parco quando a Desulo da tre anni la strada provinciale è interrotta a 4 chilometri dal paese e la Provincia non fa nulla per risolvere il disagio?».
Il fronte del No. Se Desulo torna indietro dalla posizione possibilista di vent’anni fa, Orgosolo risponde con un racconto già conosciuto. Nell’autunno del 1968 la popolazione iniziò l’occupazione del municipio per tenere a debita distanza il progetto della Generalpiani di Roma. Un diniego ribadito 20 anni fa. Per questo il sindaco Dionigi Deledda, senza perifrasi, commenta la proposta «come il tentativo di riesumare un cadavere. Se per tante volte si è detto “no”, ci sarà stata una ragione». Anzi, se c’è una differenza è nello spostamento in alto del grado di contrarietà: «Cosa vuol dire che il parco ora parte dal basso? Se così fosse avrei visto già come primo segnale un confronto con i sindaci prima di qualsiasi altro passo. Io comunque non firmo cambiali in bianco e non credo nei parchi. Ho visitato quelli della Penisola e gli esiti economici non sono esaltanti». Con Desulo anche Orgosolo fa scontare a istituzione e classe politica la percezione di mondi lontani. Tanto che la proposta dell’oasi tra il Golfo di Orosei e Punta Lamarmora diventa un’occasione di denuncia. Ancora Deledda: «Non ci sono bandi per la viabilità rurale, per l’elettrificazione, per i lavori pubblici, a parte una manciata di milioni da dividere in tutti i comuni dell’isola».
«Idea sorpassata». Se si parla ancora di parco a Baunei, 3mila e 200 abitanti, divisi tra mare e montagna, è solo per ricordare le lotte di mezzo secolo fa, di poco successive alle assemblee di Orgosolo. L’attualità è un'altra. Lo spiega il resoconto del sindaco Salvatore Corrias: «Ci siamo organizzati con modelli nostri, secondo il principio dell’autodeterminazione. Lo abbiamo fatto per l’escursionismo, per il settore del diportismo, della ricettività turistica. Alla base il coinvolgimento della comunità, con le aziende e le associazioni». Non disdegna tuttavia anche una battuta sul tema del giorno: «La nostra contrarietà ha elementi storici e politici. Oggi è lo stesso e non vale dire che questa volta ce lo facciamo noi il progetto, perché in questo modo non si affrontano esigenze e necessità del territorio». Soluzioni sulle quali in questo primo anno di mandato ha riflettuto Daniela Falconi, sindaco di Fonni: «Io più che di parco parlerei di azioni di sviluppo delle zone interne. Credo non vi sia una ricetta unica, ma soluzioni specifiche che vanno dallo sviluppo del turismo montano, all’industria agroalimentare, alla cultura. La fuga dei giovani – Fonni perde 100 abitanti all’anno – e la disoccupazione sono le problematiche da affrontare subito».
Non solo vincoli. Perché il pericolo è l’isolamento, come sottolinea da Oliena il primo cittadino Martino Salis: «Possiamo chiamarlo parco o area protetta o qualcos’altro. Il punto determinante è che un progetto per la montagna decolli e sia foriero di azioni di vero sviluppo, non di solo vincoli».
Gli oppositori. Se la Regione esprime il suo favore, non altrettanto fanno i comuni interessati. Anzi, la proposta della segreteria territoriale della Cisl va già a cozzare in maniera frontale contro il dissenso di molti sindaci della Barbagia e Ogliastra. Il “no” trova fondamento e ragioni con la considerazione di ritenere il progetto anacronistico. E, ancora di più, pesa il disappunto di ritrovarsi in una situazione di disagio sociale, con tagli istituzionali e limiti infrastrutturali, per i quali non c’è alcun segnale di intervento. Gigi Littarru, da sette anni sindaco a Desulo: «Non è tempo di parlare di parchi. Non siamo maturi, ma soprattutto si tratta di una legge superata e inadatta per questo territorio». Sotto punta La Marmora un favore che non supera lo “zero”, anche se si concorda che in ogni caso oggi non è possibile neppure fare dei ragionamenti su proposte alternative: «La montagna è abbandonata. I politici – prosegue Littarru – si guardano bene dal venire e verificare le situazioni. Come si può pensare di parlare di un parco quando a Desulo da tre anni la strada provinciale è interrotta a 4 chilometri dal paese e la Provincia non fa nulla per risolvere il disagio?».
Il fronte del No. Se Desulo torna indietro dalla posizione possibilista di vent’anni fa, Orgosolo risponde con un racconto già conosciuto. Nell’autunno del 1968 la popolazione iniziò l’occupazione del municipio per tenere a debita distanza il progetto della Generalpiani di Roma. Un diniego ribadito 20 anni fa. Per questo il sindaco Dionigi Deledda, senza perifrasi, commenta la proposta «come il tentativo di riesumare un cadavere. Se per tante volte si è detto “no”, ci sarà stata una ragione». Anzi, se c’è una differenza è nello spostamento in alto del grado di contrarietà: «Cosa vuol dire che il parco ora parte dal basso? Se così fosse avrei visto già come primo segnale un confronto con i sindaci prima di qualsiasi altro passo. Io comunque non firmo cambiali in bianco e non credo nei parchi. Ho visitato quelli della Penisola e gli esiti economici non sono esaltanti». Con Desulo anche Orgosolo fa scontare a istituzione e classe politica la percezione di mondi lontani. Tanto che la proposta dell’oasi tra il Golfo di Orosei e Punta Lamarmora diventa un’occasione di denuncia. Ancora Deledda: «Non ci sono bandi per la viabilità rurale, per l’elettrificazione, per i lavori pubblici, a parte una manciata di milioni da dividere in tutti i comuni dell’isola».
«Idea sorpassata». Se si parla ancora di parco a Baunei, 3mila e 200 abitanti, divisi tra mare e montagna, è solo per ricordare le lotte di mezzo secolo fa, di poco successive alle assemblee di Orgosolo. L’attualità è un'altra. Lo spiega il resoconto del sindaco Salvatore Corrias: «Ci siamo organizzati con modelli nostri, secondo il principio dell’autodeterminazione. Lo abbiamo fatto per l’escursionismo, per il settore del diportismo, della ricettività turistica. Alla base il coinvolgimento della comunità, con le aziende e le associazioni». Non disdegna tuttavia anche una battuta sul tema del giorno: «La nostra contrarietà ha elementi storici e politici. Oggi è lo stesso e non vale dire che questa volta ce lo facciamo noi il progetto, perché in questo modo non si affrontano esigenze e necessità del territorio». Soluzioni sulle quali in questo primo anno di mandato ha riflettuto Daniela Falconi, sindaco di Fonni: «Io più che di parco parlerei di azioni di sviluppo delle zone interne. Credo non vi sia una ricetta unica, ma soluzioni specifiche che vanno dallo sviluppo del turismo montano, all’industria agroalimentare, alla cultura. La fuga dei giovani – Fonni perde 100 abitanti all’anno – e la disoccupazione sono le problematiche da affrontare subito».
Non solo vincoli. Perché il pericolo è l’isolamento, come sottolinea da Oliena il primo cittadino Martino Salis: «Possiamo chiamarlo parco o area protetta o qualcos’altro. Il punto determinante è che un progetto per la montagna decolli e sia foriero di azioni di vero sviluppo, non di solo vincoli».
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