Il lupo cattivo condannato ai lavori utili
di Stefania Vatieri
Cappuccetto rosso, la nonna e la mamma al processo celebrato con veri giudici e gli scolaretti delle elementari di Furreddu
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NUORO. Fu vera crudeltà quella che spinse il lupo cattivo della favola di Cappuccetto Rosso a divorare in un solo boccone nonna e nipote o solamente un'ingiusta calunnia tramandata dalla tradizione popolare? Dopo secoli di accuse ieri mattina nell'aula delle udienze penali del Tribunale di Nuoro si è aperto il processo a carico del lupo cattivo della favola dei fratelli Grimm, trascinato alla sbarra per giudicare le sue malefatte in un singolare processo messo in scena, un po’ per scherzo e un po’ sul serio, nell’aula delle udienze penali del palazzo di giustizia, nell’ambito dell’iniziativa “Favole in tribunale. Processo al lupo di Cappuccetto rosso”. Organizzato dall'avvocato e direttrice della Scuola forense nuorese Monica Murru, in collaborazione con la compagnia Teatro T e la partecipazione delle classi 4ªA e 4ªB della scuola elementare di Furreddu che hanno aderito al progetto “Il gioco delle regole”, coordinati dall’insegnante Tora Cottone.
Sul banco degli imputati c’era naturalmente il famoso Ezechiele, il lupo cattivo, e a giudicarlo non c'era solo un vero giudice, magistralmente impersonato da Mauro Pusceddu (giudice delle indagini preliminari del tribunale di Nuoro), ma anche un severo pubblico ministero, Giorgio Bocciarelli (sostituto procuratore della Repubblica a Nuoro) che per la prima volta sono scesi campo in un’interpretazione magistrale che, senza timore, può essere chiamata giudiziaria, senza dimenticare però di essere veri uomini di legge. E infine un’attenta giuria popolare composta da cinque alunni delle due classi coinvolte nel progetto.
La difesa del lupo cattivo è toccata all’avvocato Lara Sini (legale del Foro nuorese) che ha cercato di smontare punto per punto le accuse contro Ezechiele: tentato omicidio ai danni di Cappuccetto rosso e della nonna, circonvenzione di incapace e violazione di domicilio.
Alle 10.30 il campanello ha annunciato l’ingresso del giudice e della giuria popolare nell’aula 2 al terzo piano del palazzo di Giustizia. «Lo stato delle Fiabe contro il Lupo cattivo» ha tuonato rompendo il silenzio il giudice Mauro Pusceddu, perfettamente calato nella parte. E dopo una prima obiezione della difesa sull’appellativo “cattivo”, accolta dal giudice, il processo è andato avanti in un vivace e divertente dibattimento con le deposizioni dei vari testimoni. Il veterinario ha raccontato dell’incontro casuale con il lupo “trovato sul letto in lacrime con la pancia aperta, una cuffia in testa e gli occhiali appannati, dolorante e sporco di sangue”, e al quale è stato chiesto se esistessero lupi buoni e lupi cattivi. «No per il lupo non si può ragionare come per gli uomini, il lupo che mangia perché affamato non può considerarsi cattivo – ha spiegato alla Corte lo strampalato veterinario con un marcato accento tedesco e una mega siringa tra le mani –. Il lupo ha un istinto che non può essere soppresso, ma se l’uomo rovina il suo habitat, gli ruba il cibo e lo perseguita, io direi che è l’uomo cattivo».
A seguire le deposizioni del cacciatore, della nonna e di Cappuccetto rosso (interpretata da Francesca Murgia della classe 4ªB), che dopo essere stata ammonita per aver disubbidito alla mamma, si è alzata in piedi per sfoggiare un giubbottino all’ultima moda. A concludere l’udienza, il racconto della mamma di Cappuccetto Rosso, che ha rischiato persino di essere incriminata per aver mandato la figlia minorenne da sola in un bosco infestato dai lupi. Ma l’ultima parola è spettata naturalmente all’imputato, il Lupo, che dopo aver letto la formula di rito del fanta-tribunale ha implorato clemenza. L’annosa querelle fra colpevolisti e innocentisti è stata sedata dalla mite sentenza affidata a una eccezionale Corte d’assise che ha condannato il Lupo a lavori di pubblica utilità e obbligandolo a portare la nonna di Cappuccetto rosso tutte le mattine al mercato.
Sul banco degli imputati c’era naturalmente il famoso Ezechiele, il lupo cattivo, e a giudicarlo non c'era solo un vero giudice, magistralmente impersonato da Mauro Pusceddu (giudice delle indagini preliminari del tribunale di Nuoro), ma anche un severo pubblico ministero, Giorgio Bocciarelli (sostituto procuratore della Repubblica a Nuoro) che per la prima volta sono scesi campo in un’interpretazione magistrale che, senza timore, può essere chiamata giudiziaria, senza dimenticare però di essere veri uomini di legge. E infine un’attenta giuria popolare composta da cinque alunni delle due classi coinvolte nel progetto.
La difesa del lupo cattivo è toccata all’avvocato Lara Sini (legale del Foro nuorese) che ha cercato di smontare punto per punto le accuse contro Ezechiele: tentato omicidio ai danni di Cappuccetto rosso e della nonna, circonvenzione di incapace e violazione di domicilio.
Alle 10.30 il campanello ha annunciato l’ingresso del giudice e della giuria popolare nell’aula 2 al terzo piano del palazzo di Giustizia. «Lo stato delle Fiabe contro il Lupo cattivo» ha tuonato rompendo il silenzio il giudice Mauro Pusceddu, perfettamente calato nella parte. E dopo una prima obiezione della difesa sull’appellativo “cattivo”, accolta dal giudice, il processo è andato avanti in un vivace e divertente dibattimento con le deposizioni dei vari testimoni. Il veterinario ha raccontato dell’incontro casuale con il lupo “trovato sul letto in lacrime con la pancia aperta, una cuffia in testa e gli occhiali appannati, dolorante e sporco di sangue”, e al quale è stato chiesto se esistessero lupi buoni e lupi cattivi. «No per il lupo non si può ragionare come per gli uomini, il lupo che mangia perché affamato non può considerarsi cattivo – ha spiegato alla Corte lo strampalato veterinario con un marcato accento tedesco e una mega siringa tra le mani –. Il lupo ha un istinto che non può essere soppresso, ma se l’uomo rovina il suo habitat, gli ruba il cibo e lo perseguita, io direi che è l’uomo cattivo».
A seguire le deposizioni del cacciatore, della nonna e di Cappuccetto rosso (interpretata da Francesca Murgia della classe 4ªB), che dopo essere stata ammonita per aver disubbidito alla mamma, si è alzata in piedi per sfoggiare un giubbottino all’ultima moda. A concludere l’udienza, il racconto della mamma di Cappuccetto Rosso, che ha rischiato persino di essere incriminata per aver mandato la figlia minorenne da sola in un bosco infestato dai lupi. Ma l’ultima parola è spettata naturalmente all’imputato, il Lupo, che dopo aver letto la formula di rito del fanta-tribunale ha implorato clemenza. L’annosa querelle fra colpevolisti e innocentisti è stata sedata dalla mite sentenza affidata a una eccezionale Corte d’assise che ha condannato il Lupo a lavori di pubblica utilità e obbligandolo a portare la nonna di Cappuccetto rosso tutte le mattine al mercato.
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