La Nuova Sardegna

Nuoro

Il caso Consorzio agrario sul tavolo della Regione 

di Francesco Pirisi
Il caso Consorzio agrario sul tavolo della Regione 

Cgil, Cisl e Uil in campo per salvare il posto di lavoro dei 14 dipendenti Vertice davanti alla commissione Attività produttive. «Un taglio inaccettabile»

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NUORO. Si sposta alla Regione la vertenza relativa al Consorzio agrario di Pratosardo, destinato a chiudere l’attività nell’ambito del piano di ristrutturazione del sodalizio. Per cambiare la decisione presa dai dirigenti del Consorzio, sono state presentate al governatore Francesco Pigliaru e all’assessore dell’Agricoltura Pierluigi Caria, due interrogazioni firmate rispettivamente dal consigliere nuorese dei Riformatori Luigi Crisponi e dal gruppo consiliare di Forza Italia. Un altro tavolo che si aprirà nei prossimi giorni è quello con la commissione Attività produttive, guidata da Luigi Lotto. La scelta dei cambi nell’articolazione del consorzio è recente. A maggio la comunicazione ai soci. La motivazione è dentro la diminuzione di fatturato, che tra il 2015 e il 2016 è passato da 73 a 55 milioni di euro. Soldi persi per strada nel bel mezzo di una serie di attività che vanno dalla consulenza amministrativa, al supporto professionale agli operatori agricoli, e insieme tutta la parte commerciale che vede la società mutualistica operare da filtro nell’acquisto di mezzi meccanici, mangimi, sino ai carburanti. La sede di Nuoro è quindi destinata a saltare e con essa sia le attività, sia il posto di lavoro per i 14 dipendenti, col biglietto pronto per trasferirsi a Cagliari od Oristano. Chiusura il cui peso è ingigantito anche per il fatto che arriva a pochi giorni dalle comunicazioni sulla fine della presenza a Nuoro della Camera di Commercio, una delle istituzioni della città promossa al rango di capoluogo di provincia, nel 1926. Tanto da far imbufalire i sindacati confederali: «È una vergogna. Scrivetelo: la colpa maggiore è del governo, ma anche della Regione, incapaci di qualsiasi volontà e impegno per difendere le aree interne della Sardegna», attacca il segretario generale della Cgil di Nuoro, Salvatore Pinna.

«Ci si riempie la bocca con dichiarazioni sul valore primario del settore agricolo e poi si rimane inermi e apatici davanti alla chiusura del Consorzio agrario. L’ultimo taglio istituzionale di tutto quanto si era riusciti a costruire e creare nei decenni passati».

Concetti simili da parte del collega della Cisl, Michele Fele: «Non si può accettare che un presidio così importante per il mondo delle campagne sia soppresso proprio nel momento in cui il territorio imbocca la strada per un rilancio economico legato alla valorizzazione dei beni della terra, del tradizioni e turismo».

Una posizione compatta e determinata a non mollare, insieme ai compagni della Uil, che Fele e Pinna hanno affidato ai segretari di categoria Nicola Gaddone e Manuela Calvisi, ieri a Cagliari per chiedere all’azienda la proroga dei contratti di solidarietà, già effettivi da due anni.

In città comunque si mantiene aperto il presidio di lotta, che il segretario generale della Cisl traduce con un chiaro proposito: «Venderemo cara la pelle». Nelle parole di Pinna diventa: «Ci batteremo con le unghie e con i denti». La preoccupazione è per un servizio che verrà a mancare e per la sorte dei 14 lavoratori, preoccupati per il loro futuro e arrabbiati il punto giusto. La serrata a Pratosardo è infatti da loro letta e concepita con una motivazione per lo più politica. Questo soprattutto perché non possono venire a giustificarla ragioni operative o economiche.

Lo ricordano gli stessi rappresentanti dei lavoratori, con cifre alla mano: le perdite per i 18 milioni sono state determinate prima di tutto dal calo delle attività del 60 per cento a Cagliari e del 25 per cento a Oristano, sedi il cui futuro è garantito. Nuoro e Santa Maria la Palma hanno perso rispettivamente l’8 e il 5 per cento dei fatturati. Ma i numeri lievi nella caduta finanziaria non sono ritenuti sufficienti da chi guida il consorzio per pensare che possano meritare un domani, oltre ai trascorsi, iniziati tra le due guerre mondiali e mai interrotti.

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