la denuncia
Paziente con linfoma in disperata attesa di cure palliative
NUORO. Un anno e mezzo fa gli era stato diagnosticato un linfoma di Hodgkin, un tumore che si sviluppa nelle cellule del sistema immunitario. Da allora la situazione, è andata sempre più degenerando...
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NUORO. Un anno e mezzo fa gli era stato diagnosticato un linfoma di Hodgkin, un tumore che si sviluppa nelle cellule del sistema immunitario. Da allora la situazione, è andata sempre più degenerando e per G.P. un paziente nuorese di 72 anni, è iniziato il calvario, fatto di continui ricoveri e cure interminabili. Seguito dai medici del reparto di Ematologia del San Francesco, in questi giorni in cui il suo stato di salute è peggiorato, non riesce a contattare nessuno. Di quattro medici che a più riprese si sono occupati di lui nel reparto non c’è nessuno. A denunciare la situazione è la moglie del paziente che accudisce il marito giorno e notte. Nulla però può fare davanti al linfoma che continua a sanguinare.
«Il nostro medico di famiglia – ha raccontato la donna – ci ha chiesto di rivolgerci nel reparto ospedaliero in cui mio marito era stato seguito per richiedere un certificato che ci permetta il passaggio al servizio delle cure palliative, visto l’aggravarsi delle lesioni cutanee. Non so più quante telefonate ho fatto in Ematologia per riuscire a parlare con i medici che lo avevano curato e ne conoscono la storia. In reparto mi sento dire che quei sanitari non ci sono e gli altri non possono occuparsi di lui. L’alternativa è portare mio marito ogni giorno in pronto soccorso. Cosa, tra l’altro, che più di una volta abbiamo fatto, rimanendo buttati per ore nel reparto senza poi, però, riuscire a risolvere il problema. Posso mostrare otto fogli di ingresso al Ps solo nelle ultime settimane. Mio marito sta male e non sappiamo più cosa fare».
La donna minaccia di rivolgersi al tribunale del malato qualora non si muova qualcosa subito. «Vedere mio marito in questo stato è doloroso e disumano».
«Il nostro medico di famiglia – ha raccontato la donna – ci ha chiesto di rivolgerci nel reparto ospedaliero in cui mio marito era stato seguito per richiedere un certificato che ci permetta il passaggio al servizio delle cure palliative, visto l’aggravarsi delle lesioni cutanee. Non so più quante telefonate ho fatto in Ematologia per riuscire a parlare con i medici che lo avevano curato e ne conoscono la storia. In reparto mi sento dire che quei sanitari non ci sono e gli altri non possono occuparsi di lui. L’alternativa è portare mio marito ogni giorno in pronto soccorso. Cosa, tra l’altro, che più di una volta abbiamo fatto, rimanendo buttati per ore nel reparto senza poi, però, riuscire a risolvere il problema. Posso mostrare otto fogli di ingresso al Ps solo nelle ultime settimane. Mio marito sta male e non sappiamo più cosa fare».
La donna minaccia di rivolgersi al tribunale del malato qualora non si muova qualcosa subito. «Vedere mio marito in questo stato è doloroso e disumano».
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