Macomer, terreni in concessione a giovani agricoltori
Il Comune mette a disposizione 120 ettari di terreno Soddisfatto il sindaco: «Così nasceranno nuove aziende»
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MACOMER. C’è un piano del Comune che punta a rendere produttivi i terreni dell’ente creando un nuovo sviluppo legato all’uso agricolo dei beni civici. Il piano è stato presentato nel corso di un incontro con i progettisti e gli amministratori. Prevede una serie di interventi diversi, a partire dall’utilizzo di circa 120 ettari da assegnare attraverso un bando ai giovani che intendono avviare delle attività nel settore agricolo. Di questi la metà sono a Bara nei terreni che un tempo il comune diede in concessione alla scuola agraria. Attraverso il loro utilizzo si intende favorire lo sviluppo di nuove attività nel settore agricolo venendo incontro alla crescente domanda di terra che proviene dai giovani che anche a Macomer intendono avviare un’impresa nel settore. L’iniziativa del Comune sta suscitando interesse e consensi, soprattutto negli ambienti giovanili che vedono uno sbocco occupazionale nella coltivazione della terra.
Nel corso dell’incontro il sindaco, Antonio Succu, ha spiegato le finalità del progetto. Il comune di Macomer è proprietario di oltre 1300 ettari di terreno situati in gran parte sul monte Sant’Antonio. Il progetto di valorizzazione era nel programma dell’attuale maggioranza. Dargli attuazione non era facile. Sullo stesso fronte avevano fallito altre amministrazioni dopo aver speso somme consistenti nell’elaborazione progetti mai andati avanti. Alla valorizzazione agricola dei terreni comunali si affianca quella turistica, monumentale e ambientale, che vanno di pari passo. Il sito archeologico di Tamuli, conosciuto in tutta la Sardegna, è meta da anni di visite ed escursioni. «Si tratta di un piano di intenti generali per una pianificazione territoriale civica – ha spiegato il sindaco, Antonio Succu, – che consente di superare la visione statica e conservatrice, che ha contraddistinto finora l’utilizzo delle terre civiche, per passare a una visione nuova, dinamica e gestionale. Questa impostazione oltre a far emergere le opportunità di questo nostro patrimonio, ne tutela le peculiarità esaltandone il valore ambientale, culturale e produttivo. L’intento è di coinvolgere nelle scelte tutti gli interessi della comunità, di proteggere i residenti tutelando gli aventi diritto, ma anche di promuovere le diversità offerte dal territorio scoprendo e inventando nuove occasioni di sviluppo».
Il piano ha un duplice obiettivo. Il primo riguarda l’uso tradizionale dei terreni, legato principalmente al pascolo. «Che rimane invariato se non per gli elementi relativi alla durata delle concessioni – ha detto il sindaco –, che finora sono state di durata annuale, ma che potranno essere pluriennali e comunque con un termine minimo richiesto da Argea». Il piano promuoverà la nascita di nuove aziende, soprattutto se promosse da giovani con sistemi di gestione innovativi. Favorirà le reti di aziende e le filiere corte per la produzione e commercializzazione dei prodotti e stimolerà la cooperazione fra aziende. Fra gli usi tradizionali resta quello del legnatico. Il secondo obiettivo è relativo agli usi non tradizionali e prevede un mutamento di destinazione d’uso delle terre civiche. (t.g.t.)
Nel corso dell’incontro il sindaco, Antonio Succu, ha spiegato le finalità del progetto. Il comune di Macomer è proprietario di oltre 1300 ettari di terreno situati in gran parte sul monte Sant’Antonio. Il progetto di valorizzazione era nel programma dell’attuale maggioranza. Dargli attuazione non era facile. Sullo stesso fronte avevano fallito altre amministrazioni dopo aver speso somme consistenti nell’elaborazione progetti mai andati avanti. Alla valorizzazione agricola dei terreni comunali si affianca quella turistica, monumentale e ambientale, che vanno di pari passo. Il sito archeologico di Tamuli, conosciuto in tutta la Sardegna, è meta da anni di visite ed escursioni. «Si tratta di un piano di intenti generali per una pianificazione territoriale civica – ha spiegato il sindaco, Antonio Succu, – che consente di superare la visione statica e conservatrice, che ha contraddistinto finora l’utilizzo delle terre civiche, per passare a una visione nuova, dinamica e gestionale. Questa impostazione oltre a far emergere le opportunità di questo nostro patrimonio, ne tutela le peculiarità esaltandone il valore ambientale, culturale e produttivo. L’intento è di coinvolgere nelle scelte tutti gli interessi della comunità, di proteggere i residenti tutelando gli aventi diritto, ma anche di promuovere le diversità offerte dal territorio scoprendo e inventando nuove occasioni di sviluppo».
Il piano ha un duplice obiettivo. Il primo riguarda l’uso tradizionale dei terreni, legato principalmente al pascolo. «Che rimane invariato se non per gli elementi relativi alla durata delle concessioni – ha detto il sindaco –, che finora sono state di durata annuale, ma che potranno essere pluriennali e comunque con un termine minimo richiesto da Argea». Il piano promuoverà la nascita di nuove aziende, soprattutto se promosse da giovani con sistemi di gestione innovativi. Favorirà le reti di aziende e le filiere corte per la produzione e commercializzazione dei prodotti e stimolerà la cooperazione fra aziende. Fra gli usi tradizionali resta quello del legnatico. Il secondo obiettivo è relativo agli usi non tradizionali e prevede un mutamento di destinazione d’uso delle terre civiche. (t.g.t.)
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