il caso camera di commercio
Cicalò scrive al ministro Calenda: autonomia necessaria
NUORO. Prosegue la mobilitazione per salvare la Camera di commercio di Nuoro. In prima fila c’è il presidente Agostino Cicalò che ieri ha inviato una comunicazione al ministro dello Sviluppo...
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NUORO. Prosegue la mobilitazione per salvare la Camera di commercio di Nuoro. In prima fila c’è il presidente Agostino Cicalò che ieri ha inviato una comunicazione al ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda chiedendo un incontro urgente per illustrare la posizione della Camera nuorese e per poter individuare possibili interventi per la salvaguardia della sua autonomia al servizio dell’economia del territorio di riferimento. Sempre nella giornata di ieri Cicalò ha trasmesso una comunicazione al presidente della Regione Sardegna Francesco Pigliaru, chiedendo un incontro urgente per illustrare la posizione delle Camere di Nuoro e Sassari in vista della convocazione della Conferenza Stato Regioni, nella quale la Regione Sardegna sarà chiamata a pronunciarsi in merito alla proposta del Piano di razionalizzazione del sistema camerale. A Pigliaru il presidente della Camera di Nuoro ricorda quali siano le condizioni di deficit infrastrutturale e di degrado economico e sociale nelle quali versa la circoscrizione territoriale della Camera di Nuoro e quale ruolo quest’ultima stia svolgendo per supportare le politiche pubbliche a sostegno dellosviluppo e della crescita, anche attraverso i numerosi eventi di animazione territoriale(“Autunno in Barbagia”, “Primavera nel Cuore della Sardegna”, “Cuore della Sardegna”, “Arkeosardinia”, “Distretto culturale del nuorese” del cui Progetto la Camera di Commercio di Nuoro è soggetto attuatore nell’ambito del Piano di Rilancio del Nuorese della Regione Autonoma della Sardegna) e la creazione del Laboratorio di Fabbricazione Digitale “FabLab - Make in Nuoro”. «Da questo – scrive Cicalò – si può facilmente desumere quali sarebbero le conseguenze del venir meno della nostra presenza nel territorio anche in considerazionedel progressivo smantellamento delle amministrazioni pubbliche che determinano nella popolazione un crescente senso di abbandono e di isolamento e acuiscono il problema delcalo demografico conseguente alla migrazione verso le aree della Sardegna meglio infrastrutturate».
Al ministro invece Cicalò ha fatto presente come la normativa preveda esplicitamente la possibilità di mantenere, anche in deroga alle soglie dimensionali minime, le Camere di Commercio nei territori montani delle regioni insulari privi di adeguate infrastrutture e collegamenti pubblici stradali e ferroviari, nei soli casi di comprovata rispondenza a criteri di efficienza e di equilibrio economico. Tutte queste condizioni, sottolinea Cicalò, ricorrono con riferimento alla Camera di Commercio di Nuoro. «Quest’ultima – scrive il presidente – , nonostante le piccole dimensioni, è tra le più virtuose e si colloca al 6° posto in Italia, dopo Brescia, Napoli, Bergamo, Monza e Brianza e Milano, secondo la rilevazione fatta lo scorso anno dall’Unioncamere nazionale per la determinazione dell’indice di rigidità di bilancio delle Camere di Commercio e l’individuazione delle Camere bisognose del contributo del Fondo perequativo 2015». Ma il Piano proposto dall’Unioncamere non ne tiene conto e andrà a penalizzare un territorio già gravato da una profonda crisi.
Al ministro invece Cicalò ha fatto presente come la normativa preveda esplicitamente la possibilità di mantenere, anche in deroga alle soglie dimensionali minime, le Camere di Commercio nei territori montani delle regioni insulari privi di adeguate infrastrutture e collegamenti pubblici stradali e ferroviari, nei soli casi di comprovata rispondenza a criteri di efficienza e di equilibrio economico. Tutte queste condizioni, sottolinea Cicalò, ricorrono con riferimento alla Camera di Commercio di Nuoro. «Quest’ultima – scrive il presidente – , nonostante le piccole dimensioni, è tra le più virtuose e si colloca al 6° posto in Italia, dopo Brescia, Napoli, Bergamo, Monza e Brianza e Milano, secondo la rilevazione fatta lo scorso anno dall’Unioncamere nazionale per la determinazione dell’indice di rigidità di bilancio delle Camere di Commercio e l’individuazione delle Camere bisognose del contributo del Fondo perequativo 2015». Ma il Piano proposto dall’Unioncamere non ne tiene conto e andrà a penalizzare un territorio già gravato da una profonda crisi.
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