Dal tetto del mondo ai banchi del Mereu: Lobina torna a scuola 

Gli alunni di via Fiume hanno festeggiato lo scalatore «La montagna insegna che nella vita serve costanza»

NUORO. I Quattro Mori, lui, li ha fatti svettare con orgoglio sulla cima del Tetto del Mondo. E forse, Angelo Lobina, primo sardo in assoluto nella storia dell’alpinismo ad essere arrivato in cima all’Everest, non si aspettava che i bambini della sua Nuoro lo accogliessero con un'invasione spontanea e festante di bandiere sarde.

Eppure è proprio quello che è accaduto nella chiusura speciale dell'anno scolastico della primaria Antonio Mereu, lo storico plesso di via Fiume, nel rione “Nùgoro Nobu”.

Qualcosa di diverso dal solito saggio di fine anno, nello stile della scuola diretta da Mariantonietta Corrias, che si è sempre distinta per proposte originali e altamente formative per gli alunni che hanno avuto la fortuna di frequentarla. «L'incontro _ spiega Annalisa Sedda, psicologa ma prima di tutto maestra, ideatrice del progetto _ è stato pensato a seguito del lavoro svolto con la quarta A, incentrato su un personaggio da individuare, sul quale costruire, poi, una biografia».

E quale nuorese contemporaneo è più emblematico, oggi, dell'alpinista Lobina? Una scelta azzeccata, a giudicare dall'entusiasmo contagioso e commovente dei bambini, peraltro documentatissimi e avidi di ogni minima curiosità.

Tra le domande simpaticamente impertinenti: «Ti piaceva andare a scuola»? Lobina, spiazzato, sfodera il suo sorriso più bello: «Diciamo che amavo di più l'extrascolastico». O, ancora, la serenità interiore, che solo i cieli silenti di montagna sanno trasmettere, quando un bambino, informatissimo, chiede: «Perché racconti di essere stato ospite degli Dei»? E, per un attimo, gli occhi di Lobina sembrano nuovamente spaziare sulle vette del Mondo: «È stato un attimo di immensa gioia indescrivibile. Come se la dimensione umana sembrasse non entrarci affatto». Tutt'intorno silenzio, e gli sguardi rapiti di bambini e docenti. Perché vivere la montagna ti insegna a vivere. «Cosa vuol dire _ fa un altro piccolo scalatore del futuro _ “avere la montagna dentro”»? «Vuol dire _ risponde Angelo Lobina _ avere rispetto della fatica, avere ben impresso nella mente che, nella vita, niente si raggiunge senza impegno e costanza».

L'alpinista Lobina, presentatosi a scuola con un borsone carico di attrezzature ed equipaggiamenti utilizzati durante la sua impresa, inconsapevolmente è stato anche un graditissimo docente di geografia, sempre più “Cenerentola” dei programmi ministeriali.

Per i bambini del Mereu, preparati per tempo in rudimenti dell'alpinismo da Marco Caboi, è stato un viaggio da un Continente all'altro, tanto che Annalisa Sedda sta già ragionando su un percorso di conoscenza del territorio, tarato sulla montagna. In fondo lo stesso Lobina, prima di conquistare l'Everest, si era già impadronito delle rocce zoomorfe dell'amato Ortobene. E nel prossimo futuro lo attende una nuova stimolante sfida: la spedizione in Antartide sul Monte Vinson, che spera di poter affrontare a dicembre 2017.

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