Il caso del Carnevale Barone: «Mamoiada fondi spesi bene»
Il sindaco replica alla nota dei consiglieri Golosio e Puggioni «Troppi 25mila euro? No. Esempio virtuoso, un successo»
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MAMOIADA. Il sindaco Luciano Barone replica alle accuse dei consiglieri d’opposizione Golosio e Puggioni e decide di rispondere nel segno dell’ironia e del paradosso, in particolare per la critica sulle spese eccessive per l’organizzazione del Carnevale 2017. «Quando un sindaco viene colto con le mani nella marmellata – scrive Barone – non può fare altro che ammettere le proprie responsabilità e chiedere scusa. Quindi, ammetto di aver investito i danari incriminati. Illuso dal voler risollevare le sorti di quella che per la nostra comunità è stata la manifestazione culturale e identitaria per eccellenza, che ci ha permesso di risollevare la testa e aprirci al dialogo e al confronto civile, sopratutto, in modo intergenerazionale, in un’epoca in cui anche l'aria pesava come il piombo».
Secondo Barone, peraltro, il declino delle manifestazioni incentrate sulle sfilate di mamuthones era palpabile da tempo. «Negli ultimi anni abbiamo assistito a un progressivo e terrificante abbandono. Un degrado della nostra icona identitaria che si può sintetizzare con l'immagine della porta del municipio chiusa il giorno di martedì grasso, a simboleggiare il rifiuto all'ospitalità, ad accogliere dignitosamente i propri concittadini e tutti gli ospiti che venivano a trovarci ancora con l'eco del mito del carnevale mamoiadino. La disaffezione era palpabile». Che fare, dunque? «La mia illusione è stata tale e accecante – continua il sindaco – da averla persino inclusa come priorità nel programma elettorale. Si è pensato, sciaguratamente, di dare risalto alla nostra comunità, anche a livello internazionale con un gemellaggio che ha visto coinvolti i nostri Mamuthones e i Kurent della Slovenia».
Poi l’affondo, rivolto alla spesa di circa 25mila euro per le manifestazioni e soprattutto al fatto di non aver coinvolto la Pro loco nell’organizzazione. «Visto il grande sforzo organizzativo ed economico si è persino pensato di svincolarci dai metodi ricattatori, rendendoci autonomi, di chi ha ancora la mentalità di quando, da piccoli, si pensava “visto che la palla è la mia, decido io chi gioca”. Pessima scelta». Barone cita poi i riconoscimenti per l’edizione 2017, dallo storico dell'arte Philippe Daverio al direttore della Fondazione Treccani, ex ministro dei Beni CulturaliMassimo Bray, che in un convegno recente in Lombardia hanno indicato il carnevale di Mamoiada come modello di buone prassi da imitare. «C'è anche lo sgarbo sfrontato del ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo – prosegue sul filo dell’ironia il sindaco – che ha voluto riconoscere, tra i primi tredici carnevali identitari meritevoli di finanziamento proprio quello di Mamoiada (vedasi la recente variazione al bilancio con l'ingresso di 8000mila euro)».
«Ora non ricordo – conclude amaro il sindaco Luciano Barone – i singoli nomi di ogni persona che, tratta in inganno dalla mia allucinazione, si sia dedicata con anima e corpo, nei vari ruoli (assessori, collaboratori, organizzatori, fiancheggiatori, bevitori, festaioli, visitatori, curiosi, estimatori,contraddittori, rinnegatori, ripensatori etc.) alla disastrosa riuscita del carnevale scorso. Certo è che ancora fa parlare di sé. Bisogna ritornare indietro di parecchi anni per trovare dei degni paragoni per entusiasmo, coinvolgimento, partecipazione e presenze di forestieri». (p.me.)
Secondo Barone, peraltro, il declino delle manifestazioni incentrate sulle sfilate di mamuthones era palpabile da tempo. «Negli ultimi anni abbiamo assistito a un progressivo e terrificante abbandono. Un degrado della nostra icona identitaria che si può sintetizzare con l'immagine della porta del municipio chiusa il giorno di martedì grasso, a simboleggiare il rifiuto all'ospitalità, ad accogliere dignitosamente i propri concittadini e tutti gli ospiti che venivano a trovarci ancora con l'eco del mito del carnevale mamoiadino. La disaffezione era palpabile». Che fare, dunque? «La mia illusione è stata tale e accecante – continua il sindaco – da averla persino inclusa come priorità nel programma elettorale. Si è pensato, sciaguratamente, di dare risalto alla nostra comunità, anche a livello internazionale con un gemellaggio che ha visto coinvolti i nostri Mamuthones e i Kurent della Slovenia».
Poi l’affondo, rivolto alla spesa di circa 25mila euro per le manifestazioni e soprattutto al fatto di non aver coinvolto la Pro loco nell’organizzazione. «Visto il grande sforzo organizzativo ed economico si è persino pensato di svincolarci dai metodi ricattatori, rendendoci autonomi, di chi ha ancora la mentalità di quando, da piccoli, si pensava “visto che la palla è la mia, decido io chi gioca”. Pessima scelta». Barone cita poi i riconoscimenti per l’edizione 2017, dallo storico dell'arte Philippe Daverio al direttore della Fondazione Treccani, ex ministro dei Beni CulturaliMassimo Bray, che in un convegno recente in Lombardia hanno indicato il carnevale di Mamoiada come modello di buone prassi da imitare. «C'è anche lo sgarbo sfrontato del ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo – prosegue sul filo dell’ironia il sindaco – che ha voluto riconoscere, tra i primi tredici carnevali identitari meritevoli di finanziamento proprio quello di Mamoiada (vedasi la recente variazione al bilancio con l'ingresso di 8000mila euro)».
«Ora non ricordo – conclude amaro il sindaco Luciano Barone – i singoli nomi di ogni persona che, tratta in inganno dalla mia allucinazione, si sia dedicata con anima e corpo, nei vari ruoli (assessori, collaboratori, organizzatori, fiancheggiatori, bevitori, festaioli, visitatori, curiosi, estimatori,contraddittori, rinnegatori, ripensatori etc.) alla disastrosa riuscita del carnevale scorso. Certo è che ancora fa parlare di sé. Bisogna ritornare indietro di parecchi anni per trovare dei degni paragoni per entusiasmo, coinvolgimento, partecipazione e presenze di forestieri». (p.me.)
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