Case popolari, 350 in lista d’attesa a Nuoro
di Francesco Pirisi
Emergenza abitativa in città, 80 famiglie che chiedono un tetto sono nella fascia di povertà estrema
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NUORO. Trecentocinquanta famiglie in città aspettano un alloggio popolare. Ottanta sono addirittura dentro la fascia della povertà estrema, perché prive di un reddito o, comunque, se esiste non è in grado di consentire una vita oltre la sopravvivenza. I dati li dà il Movimento di lotta per la casa, impegnato a richiamare le istituzioni sul problema, anche con proposte concrete. Tra queste una è quella della ristrutturazione e la trasformazione in alloggi di alcuni degli edifici una volta di enti pubblici, presenti in varie aree del capoluogo e oggi in totale abbandono. Il comitato fa l’elenco: la prima sede della Banca d’Italia, gli uffici appartenuti alla Telecom, in piazza d’Italia e a Badu ‘e Carros, l’edificio ex Inam, il palazzo di via monsignor Cogoni che sino ad alcuni anni fa è stato sede del Centro per l’impiego. Con essi anche le case dei custodi nelle scuole cittadine. Queste ultime sono salite alla ribalta delle cronache nei giorni scorsi, per via dell’occupazione da parte di una famiglia, alla ricerca disperata di un riparo, prima di tutto per proteggere i cinque figlioli.
I casi simili e in ogni caso gravi sono decine, dai dati acquisti dal movimento di cittadini, nato proprio per rendere concreto il “diritto all’abitare”. Dentro la problematica vecchie e nuove povertà, viene spiegato in una nota: «L’emergenza abitativa costituisce un problema sempre più grave e si estende ormai anche ai ceti medi, che patiscono il mancato adeguamento dei salari rispetto all’aumento del costo della vita». Un aggravio è stato causato «dall’aumento dei prezzi per l’acquisto delle abitazioni e ancor prima per gli affitti. Su questi ultimi – aggiunge il movimento civico – ha pesato la stessa speculazione legata alle locazioni fatte agli studenti della locale università, con appartamenti in certi casi trasformati dai proprietari in “macchine da soldi”». Ultime vicende a parte, il disagio è in cammino da anni. Così come sono emerse da tempo situazioni familiari di non ritorno e casi di occupazione abusiva di alloggi sfitti, perché inutilizzabili o destinati addirittura alla demolizione e ricostruzione, come nel caso delle palazzine di “Su Pinu”, sotto piazza Italia. Tante le sollecitazioni all’amministrazione precedente, guidata da Alessandro Bianchi, ma risposte limitate dalla carenza di risorse. Tanto che l’unica atto possibile – a parte l’intervento di “Su Pinu – è stato la ricostruzione della graduatoria, per rivedere le priorità nelle prime assegnazioni utili e far scivolare fuori coloro la cui condizione non giustificava più l’uso di un alloggio popolare. Tra le altre possibilità, messe in campo dal precedente assessore Mondino Deiara: il completamento delle palazzine Pilotis, a Funtana Buddia, e anche in quegli intendimenti la riconversione di uffici e vecchie abitazioni in una serie di appartamenti.
Le ristrettezze però non sono cambiate granché. Il gruppo di azione “pro diritto ad abitare” vede un elemento di svolta nella decisione della giunta Soddu di destinare ai non abbienti le case degli ex custodi nelle scuole, in questi anni utilizzate da associazioni culturali, con la considerazione che prima vanno garantiti i diritti primari dei cittadini. Una vittoria considerata anche propria dal Movimento di lotta per la casa.
I casi simili e in ogni caso gravi sono decine, dai dati acquisti dal movimento di cittadini, nato proprio per rendere concreto il “diritto all’abitare”. Dentro la problematica vecchie e nuove povertà, viene spiegato in una nota: «L’emergenza abitativa costituisce un problema sempre più grave e si estende ormai anche ai ceti medi, che patiscono il mancato adeguamento dei salari rispetto all’aumento del costo della vita». Un aggravio è stato causato «dall’aumento dei prezzi per l’acquisto delle abitazioni e ancor prima per gli affitti. Su questi ultimi – aggiunge il movimento civico – ha pesato la stessa speculazione legata alle locazioni fatte agli studenti della locale università, con appartamenti in certi casi trasformati dai proprietari in “macchine da soldi”». Ultime vicende a parte, il disagio è in cammino da anni. Così come sono emerse da tempo situazioni familiari di non ritorno e casi di occupazione abusiva di alloggi sfitti, perché inutilizzabili o destinati addirittura alla demolizione e ricostruzione, come nel caso delle palazzine di “Su Pinu”, sotto piazza Italia. Tante le sollecitazioni all’amministrazione precedente, guidata da Alessandro Bianchi, ma risposte limitate dalla carenza di risorse. Tanto che l’unica atto possibile – a parte l’intervento di “Su Pinu – è stato la ricostruzione della graduatoria, per rivedere le priorità nelle prime assegnazioni utili e far scivolare fuori coloro la cui condizione non giustificava più l’uso di un alloggio popolare. Tra le altre possibilità, messe in campo dal precedente assessore Mondino Deiara: il completamento delle palazzine Pilotis, a Funtana Buddia, e anche in quegli intendimenti la riconversione di uffici e vecchie abitazioni in una serie di appartamenti.
Le ristrettezze però non sono cambiate granché. Il gruppo di azione “pro diritto ad abitare” vede un elemento di svolta nella decisione della giunta Soddu di destinare ai non abbienti le case degli ex custodi nelle scuole, in questi anni utilizzate da associazioni culturali, con la considerazione che prima vanno garantiti i diritti primari dei cittadini. Una vittoria considerata anche propria dal Movimento di lotta per la casa.
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