La Nuova Sardegna

Nuoro

Siccità e prezzo del latte: i pastori sul piede di guerra 

di Paqujto Farina
Siccità e prezzo del latte: i pastori sul piede di guerra 

Bitti, durante un incontro in paese la categoria ha fatto il punto sulla crisi «Siamo una categoria allo stremo, ci sentiamo abbandonati dalle istituzioni»

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BITTI. I tamburi di guerra del difficile mondo dei pastori hanno ripreso a suonare con forza, e dalle campagne potrebbe ritornare a soffiare impetuoso il vento della protesta che arriva dal mondo pastorale. Per il settore agricolo, infatti, questa stagione verrà ricordata come una delle peggiori della storia. La più calda, arida e siccitosa da quando esistono questo genere di rilevazioni, è cioè dall'estate del 1922.

Ma per i pastori sardi questi mesi sono decisamente roventi. Lo hanno denunciato nel corso di un’assemblea che si è tenuta a Bitti e che è servita per confrontarsi e per fare il punto sulla difficile siturazione nella quale vive l’intero comparto. Raccontano, i pastori, che tra i vari problemi che affrontano tutti i giorni, oltre ai territori riarsi dalla siccità, c’è anche la questione del prezzo del latte, sceso ai minimi storici; così come la carne d'agnello, che molti ormai non vendono neppure più e preferiscono darla in pasto ai cani. Idem per la lana di pecora, un tempo ricercata e ben retribuita, oggi ceduta appena a 20 centesimi al chilo. Pare assurdo, ma, come è emerso nel corso dell’incontro a Bitti, sembrerebbe che per gli allevatori di oggi non esista neanche un frutto del loro duro lavoro che valga la pena produrre. La categoria è allo stremo e il nervosismo sta salendo. Il termometro segna rosso – gli allevatori non lo hanno nascosto neanche nell’assemblea di Bitti – e le manifestazioni di protesta, una dopo l'altra, sembrano cadere in un silenzio assordante; specialmente quello delle istituzioni, che invero dovrebbero garantire la tutela del principale settore produttivo sardo: 13 mila aziende, circa 150 mila addetti, il 10% dell'intera popolazione sarda, più ovviamente l'indotto. Purtroppo, mai come adesso le aziende agropastorali si sentono abbandonate a se stesse, in balia delle spietate dinamiche dei mercati, che non lasciano più margini di manovra.

Ecco perché a Bitti, paese con profonde e radicate tradizioni agropastorali, l'amministrazione comunale aveva deciso di convocare un'assemblea pubblica che si è tenuta nei giorni scorsi. L’incontro aveva l’obiettivo di formare un fronte comune e di dare supporto, a livello di mediazione, tra pubbliche amministrazioni di vario livello e il comparto stesso; ascoltarne le rivendicazioni ed eventualmente trovare, dove possibile, qualche risposta.

Un segnale importante emerso durante l'incontro, peraltro ampiamente partecipato e promosso dagli assessori Peppe Pala (agricoltura) e Christian Farina (attività produttive), è stata la volontà di abbandonare ogni bandiera politica, o di qualsivoglia sigla, per ottenere una partecipazione più massiccia possibile, indirizzata esclusivamente ai reali bisogni della categoria.

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