«Il caso inceneritore: servono dati scientifici»
I motivi della decisione del Consiglio di Stato che ha ribaltato il giudizio del Tar «Non c’è alcuna evidenza che attesti maggiore incidenza dei tumori a Macomer»
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MACOMER. La sentenza del Consiglio di Stato che ha accolto il ricorso della Regione e del Consorzio industriale di Macomer contro quella del Tar di Cagliari che aveva annullato la procedura autorizzativa per la realizzazione del revamping dell’inceneritore di Tossilo, sblocca i lavori di messa in opera e avvio di una nuova linea che sostituirà le altre due in fase di smantellamento, e sarà in grado trattare 60 mila tonnellate all’anno. Nelle pieghe della sentenza si colgono i motivi alla base di una decisione che ha suscitato polemiche e qualche perplessità, soprattutto fra associazioni e movimenti che si battono contro l’incenerimento dei rifiuti. Il Consiglio di Stato spiega in primo luogo le ragioni per cui il 20 ottobre 2016 ha deciso di non sospendere la decisione del Tar impugnata in appello. «Nel bilanciamento degli interessi – si legge – è prevalente quello dell’amministrazione a proseguire nel progettato ampliamento, tanto più che allo stato non sono state dedotte problematiche di danno o gravi pericoli di compromissione ambientale, evenienze escluse dalla sentenza impugnata». Sulla precedente decisione del Tar riguardante il rischio tumorale legato all’incenerimento scrive: «non c’è alcuna evidenza scientifica atta a dimostrare la correttezza dell’affermazione del Tar secondo cui nel caso di specie l’elevazione del dato nel distretto di Macomer è determinata dall’alta incidenza del tumore alla mammella, cioè di un tumore che non fa parte di quelli considerati eziologicamente collegati con l’inquinamento ambientale (quali sono i linfomi)» e «non c’è alcuna evidenza scientifica atta a dimostrare la correttezza dell’affermazione del Tar secondo cui gli impianti di vecchia generazione fossero meno invasivi, quanto ai danni prodotti sulla salute umana, di quelli moderni» e inoltre «i dati sulla incidenza tumorale e sulla mortalità forniti dalla Ausl di Nuoro in maniera disordinata, disorganica, e frammentaria, non erano completi, né attendibili». Per quanto riguarda il fatto che il piano regionale dei rifiuti fosse scaduto al momento dell’approvazione del progetto dell’inceneritore, il Consiglio di Stato sottolinea che «il 2.12.2014 (quando il piano non era ancora scaduto) la Giunta regionale, con delibera n. 48/20, ne aveva disposto l’aggiornamento». Poi c’è la questione dei poli di smaltimento di Cagliari e Sassari e la fase transitoria per l’impianto di Macomer, destinato alla dismissione. La sentenza spiega che in questa fase l’impianto «avrebbe dovuto continuare a funzionare» e pertanto il revamping era previsto. Transizione che costa 42 milioni di euro. La sentenza spiega però che «in sede di giudizio di legittimità restano fuori dal perimetro della valutazione giudiziale parametri quali la economicità, la eticità, l’equità e l’opportunità, parametri esaminabili negli eccezionali casi di giurisdizione estesa al merito, tra i quali certamente non rientra quello in esame». (t.g.t.)
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