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Nuoro

In Assise lo scontro sulla lista dei testi: «Tutti fondamentali»

In Assise lo scontro sulla lista dei testi: «Tutti fondamentali»

I tagli della Corte non condivisi dagli avvocati dell’imputato «Ed è importante sottolineare che Cubeddu è incensurato»

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NUORO. Il processo non è ancora entrato nel vivo, ma la tensione in aula è già altissima. Ogni argomento è motivo di contrasto tra accusa e difesa. Anche sulla lista dei testimoni ci sono stati dissidi. L’unico punto sul quale è stato trovato l’accordo è stato l’affidamento delle intercettazioni, ambientali e telefoniche, al perito nominato dalla Corte d’assise che sarà affiancato da due esperti nominati dall’accusa e dalla difesa.

In questa situazione molto tecnica, a emergere sono stati gli sguardi di Alberto Cubeddu, 21 anni, di Ozieri, imputato per l’omicidio di Gianluca Monni, 18 anni, lo studente di Orune assassinato a fucilate l’8 maggio 2015 mentre aspettava il pullman per andare a scuola e il delitto e la distruzione del cadavere di Stefano Masala, 30 anni, di Nule, scomparso in circostanze ancora misteriose la sera del 7 maggio 2015 e la cui auto era stata utilizzata la mattina seguente per compiere l’agguato mortale a Orune. Accuse pesantissime, in concorso con il cugino Paolo Pinna, 18 anni, di Nule, già processato e condannato a 20 anni, il massimo della pena, dal Tribunale dei minori.

Seduto in prima fila tra i suoi difensori, gli avvocati Mattia Doneddu e Patrizio Rovelli, il giovane ha seguito con attenzione ogni fase del processo e su alcuni punti controversi ha scambiato qualche parola con i suoi legali. Il presidente della Corte d’assise, Giorgio Cannas (consigliere Antonella Useli Bacchitta), in apertura d’udienza ha sciolto la riserva sulla lista dei testimoni che saranno ammessi in udienza. L’avvocato Patrizio Rovelli ha immediatamente replicato, sottolineando l’importanza di ognuno di loro e spiegando per quale motivo fossero stati indicati. E in chiusura del suo intervento ha chiesto l’acquisizione agli atti di una relazione di servizio di un ispettore della squadra mobile di Nuoro, sollecitandone anche la sua presenza in aula, nella quale risulterebbe che l’8 maggio 2015 Stefano Masala era ancora vivo ed era stato visto a Orune. L’espressione di sconcerto del padre del ragazzo scomparso è stata sufficiente per capire quanto dolore abbia provocato quel documento sul quale non è mai stato stato trovato un riscontro.

In chiusura, l’ultimo scontro. L’avvocato Mattia Doneddu ha infatti chiesto alla Corte di acquisire agli atti una nota della procura della Repubblica di Sassari dalla quale risulta che Alberto Cubeddu è incensurato. «Nelle carte – ha detto la penalista sassarese – risulta indagato per una vicenda accaduta molti anni fa a Ozieri, ma per la quale il mio assistito non è mai stato coinvolto tanto che quel procedimento è contro ignoti. Un particolare fondamentale – ha concluso l’avvocato Doneddu – per dimostrare che Alberto Cubeddu non aveva alcun precedente. NOn era un pregiudicato come invece è sempre stato descritto». Immediata la replica del pm Andrea Vacca, che ha sostenuto l’ininfluenza di questo particolare all’interno dell’inchiesta sui delitti Monni e Masala. Il processo è stato aggiornato alla prossima udienza che si svolgerà il 14 settembre con l’interrogazione dei primi testimoni. (plp)

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