La Nuova Sardegna

Nuoro

il processo per le rapine ai portavalori 

Scontro pm-difesa sul riconoscimento di un imputato

CAGLIARI. E’ scontro aperto fra pubblico ministero e difesa al processo contro la banda Olianas, 31 imputati accusati di aver organizzato o fatto parte dell’associazione a delinquere che rapinava...

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CAGLIARI. E’ scontro aperto fra pubblico ministero e difesa al processo contro la banda Olianas, 31 imputati accusati di aver organizzato o fatto parte dell’associazione a delinquere che rapinava furgoni portavalori e sedi di società di vigilanza. All’udienza di ieri è stato l’avvocato Massimiliano Ravenna a proporre con forza una questione sulla testimonianza di Ivano Ambu, che nel corso delle indagini riconobbe Gianluigi Olianas in una foto dell’archivio giudiziario della polizia: sentito in aula, Ambu ha confermato di aver collegato l’uomo dell’immagine a quello che in un giorno prossimo alla rapina alla Vigilanza Sardegna di Nuoro, avvenuta il 14 ottobre 2013, si trovava in strada nei pressi della sede e lo guardava sogghignando. Quella foto però non è agli atti del processo e su questo punto l’avvocato Ravenna ha insistito, affermando che in mancanza dell’immagine la prova non c’è e la difesa non avrebbe potuto discutere a favore dell’imputato. Il pm Danilo Tronci ha ribadito che la prova è piena perché ricostruibile attraverso le dichiarazioni in aula del testimone e quelle della polizia. Il tribunale si è ritirato per due ore e a fine mattinata il presidente Ermengarda Ferrarese ha letto un’ordinanza che conferma la tesi della Procura: l’attendibilità dell’elemento di prova è legata a quella del testimone, che davanti al tribunale ha confermato il riconoscimento: «La polizia mi mostrò una trentina di fotografie di pregiudicati per rapina registrate in un computer - ha riferito Ambu - e tra quelle una in cui ho visto un uomo che somigliava per tratti somatici e fisionomia a quello che avevo notato in strada».

Fra gli altri testimoni Daniele Zedda, che incrociò sul cavalcavia di Testimonzos i due Freelander sui quali viaggiavano i banditi autori della rapina di Nuoro, mentre Michele Gusai ha riferito al tribunale di aver provato a scappare quando, il giorno del colpo, vide i rapinatori mascherati che arrivavano armati fino ai denti: «Cercai di scappare - ha raccontato - ma mi ordinarono di restare dov’ero e di buttarmi a terra». Michele Gusai ha più volte negato alcune parti della testimonianza resa e firmata a suo tempo con la polizia, richiamato dal pm e dal giudice si è successivamente rifugiato in una serie di «non ricordo».

Il dibattimento riprenderà il 6 settembre. (m.l)

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