Siniscola, il Distretto sanitario verrà cancellato dalla riforma
di Sergio Secci
Amministratori del territorio sul piede di guerra contro l’atto aziendale del direttore generale dell’Ats Il sindaco di Irgoli Giovanni Porcu: «Un atto che va respinto senza possibilità alcuna di negoziazione»
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SINISCOLA. Guspini e Siniscola sono gli unici (su 22) distretti che sarebbero soppressi in Sardegna con la riforma sanitaria. Ciò emerge dall’atto aziendale del direttore generale dell’Ats , redatto secondo gli indirizzi della delibera di giunta Regionale del 16 giugno. Una decisione che smantellerebbe gli uffici amministrativi con il trasferimento a Nuoro ma che potrebbe essere solo il primo passo per ulteriori tagli.
Contrari tutti i sindaci e politici del territorio perché la decisione non è stata concordata ed è assunta in palese violazione dei diritti dei cittadini e dei malati. Secondo i primi cittadini di alta e bassa baronia che ieri hanno emanato un comunicato a firma congiunta, sarebbe anche illegittima secondo quanto prevedono le norme nazionali e regionali.
«Un atto che va fermato con ogni mezzo legittimo – dice Giovanni Porcu sindaco di Irgoli che si fa portavoce degli amministratori che gravitano su Siniscola – Il nostro territorio lo respinge senza possibilità alcuna di negoziazione in attesa di conoscerne la formulazione integrale e valutarne la reale portata nel processo di riforma del servizio sanitario regionale. La giunta e la competente commissione sanità intervengano con l’urgenza che la questione merita – chiedono i sindaci – per chiarire la portata di tali indirizzi e per valutare se il direttore generale di Ats abbia travalicato le proprie competenze, che andrebbero riviste nell’ottica di una gestione ispirata prioritariamente ai diritti dei malati. L’atto aziendale avrebbe dovuto informarsi alla delibera 29/1 della giunta regionale che all’art. 10 obbliga all’intesa con la conferenza Regione -Enti locali. In tal senso si ravvisa il primo profilo se non di illegittimità di mancato rispetto delle procedure dettate. La riforma raccomanda poi testualmente di riorganizzare il Sistema sanitario regionale mediante il rafforzamento delle attività territoriali e la razionalizzazione della rete ospedaliera. Appare del tutto evidente che l’atto sia in completa antitesi con la ratio della normativa stravolgendone il giusto principio di avvicinamento dei servizi ai reali bisogni dei cittadini e come in questo caso, soprattutto di quelli più deboli. Ci preoccupa non poco – conclude la nota dei sindaci – la tendenza accentratrice di servizi che dovrebbero invece ispirarsi al principio della prossimità e della solidarietà per le parti più deboli della popolazione. Noi non assisteremo inermi a questa barbarie istituzionale che tende a cancellare, anziché valorizzarle le piccole comunità e quel che resta dei servizi minimi di sopravvivenza. Chiediamo all’Anci, consiglio e giunta Regionale che l’atto di indirizzo venga sottoposto alla giusta concertazione peraltro prevista dalla Legge – conclude la nota dei sindaci – evitandone la entrata in vigore cui nel caso, ci opporremmo con ogni mezzo legale e di mobilitazione delle nostre popolazioni».
Contrari tutti i sindaci e politici del territorio perché la decisione non è stata concordata ed è assunta in palese violazione dei diritti dei cittadini e dei malati. Secondo i primi cittadini di alta e bassa baronia che ieri hanno emanato un comunicato a firma congiunta, sarebbe anche illegittima secondo quanto prevedono le norme nazionali e regionali.
«Un atto che va fermato con ogni mezzo legittimo – dice Giovanni Porcu sindaco di Irgoli che si fa portavoce degli amministratori che gravitano su Siniscola – Il nostro territorio lo respinge senza possibilità alcuna di negoziazione in attesa di conoscerne la formulazione integrale e valutarne la reale portata nel processo di riforma del servizio sanitario regionale. La giunta e la competente commissione sanità intervengano con l’urgenza che la questione merita – chiedono i sindaci – per chiarire la portata di tali indirizzi e per valutare se il direttore generale di Ats abbia travalicato le proprie competenze, che andrebbero riviste nell’ottica di una gestione ispirata prioritariamente ai diritti dei malati. L’atto aziendale avrebbe dovuto informarsi alla delibera 29/1 della giunta regionale che all’art. 10 obbliga all’intesa con la conferenza Regione -Enti locali. In tal senso si ravvisa il primo profilo se non di illegittimità di mancato rispetto delle procedure dettate. La riforma raccomanda poi testualmente di riorganizzare il Sistema sanitario regionale mediante il rafforzamento delle attività territoriali e la razionalizzazione della rete ospedaliera. Appare del tutto evidente che l’atto sia in completa antitesi con la ratio della normativa stravolgendone il giusto principio di avvicinamento dei servizi ai reali bisogni dei cittadini e come in questo caso, soprattutto di quelli più deboli. Ci preoccupa non poco – conclude la nota dei sindaci – la tendenza accentratrice di servizi che dovrebbero invece ispirarsi al principio della prossimità e della solidarietà per le parti più deboli della popolazione. Noi non assisteremo inermi a questa barbarie istituzionale che tende a cancellare, anziché valorizzarle le piccole comunità e quel che resta dei servizi minimi di sopravvivenza. Chiediamo all’Anci, consiglio e giunta Regionale che l’atto di indirizzo venga sottoposto alla giusta concertazione peraltro prevista dalla Legge – conclude la nota dei sindaci – evitandone la entrata in vigore cui nel caso, ci opporremmo con ogni mezzo legale e di mobilitazione delle nostre popolazioni».
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