Ottana polimeri, fine dei giochi licenziati i cinquantotto operai
di Federico Sedda
Dal prossimo 24 settembre tutti i lavoratori dello stabilimento della piana resteranno a casa La cassa integrazione straordinaria, rinnovata per tre volte, non può più essere prorogata
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NUORO. Dal 24 settembre 2017 i 58 lavoratori di Ottana Polimeri saranno licenziati. La procedura di licenziamento è stata avviata ieri nel corso di un incontro che si è tenuto nella sede della Confindustria di Nuoro tra l'azienda, rappresentata da Giorgio Asuni, la Rsu e i sindacati di categoria rappresentati dai segretari territoriali, Sergio Zara (Cgil), Katy Contini (Cisl) e Tore Sini (Uil). Il licenziamento collettivo coinciderà con la fine della cassa integrazione straordinaria, che, dopo essere stata rinnovata per tre volte consecutive, non potrà più essere prorogata per legge. Vano anche il tentativo di trovare un ammortizzatore sociale alternativo al licenziamento garantito dalla Regione. Tutto vano. Come le lotte e le promesse fatte da tre anni a queta parte. Da quando, ad aprile del 2014, Ottana Polimeri chiuse i battenti.
Dal 24 settembre i lavoratori di Ottana Polimeri, reduci di quello che fu il processo di industrializzazione del centro Sardegna, saranno licenziati. Per loro sarà attivata la cosiddetta procedura Naspi, la nuova assicurazione sociale per l'impiego che sostituisce la vecchia disoccupazione che, cambiando il nome, ha lasciato le cose come prima: il buio indefinito dei senza lavoro della ex mobilità, con lo stipendio che man mano si assottiglieràper due anni, lasciando solo briciole di soldi e di speranze. Un dramma sociale, che segna anche la fine di un’epoca. La fine dell'industria di Ottana.
Una fine che un gruppo di lavoratori ha atteso ieri mattina davanti ai cancelli con un sit-in che, più che una protesta, sembrava la veglia di un morto. La veglia di uno stabilimento finanziato con soldi pubblici, rimasto senz'anima e senza futuro. Si perché il passaggio sottoscritto dalla società diretta da Paolo Clivati una settimana fa nel corso di un incontro a Cagliari nella sede dell’assessorato regionale all'Industria (“L'impresa si impegna a mettere in campo una prospettiva industriale di rilancio della chimica”), si è rivelato uno specchietto per le allodole. Un passaggio sottoscritto anche dai sindacati. Gli stessi che ieri, loro malgrado, hanno firmato la procedura di licenziamento collettivo. Senza alternative. «Tutti i licenziamenti – si legge nel verbale di accordo – saranno intimati entro il 23 settembre 2017». Parole crude, che non possono essere attenuate nel loro impatto sociale, neppure dalla clausola strappata dai sindacati che impegna l'azienda “ad assumere dall'elenco dei lavoratori licenziati nell'eventualità di nuovi investimenti in nuove attività produttive”. Attività ancora nel limbo delle intenzioni.
Come quella che l'azienda, complice anche una certa insensibilità delle politica, non è riuscita ad attivare in tre anni. Il progetto più svolte sbandierato di fare ripartite la filiera chimica di Ottana con l'acquisizione degli impianti dismessi di Eni-Versalis di Sarroch, gli stessi che un tempo producevano la materia prima per il pet di Ottana Polimeri, si è rivelato un bluff. Una promessa che è servita ad allungare l’agonia di 58 operai, molti dei quali giovani, figli di ex lavoratori dell'ex Enichem e dell'ex Montefibre di Ottana, che fino all'ultimo momento hanno creduto in un rilancio della loro azienda.
Il sit-in che hanno messo in campo ieri davanti alla fabbrica chiusa, avvolta da un sole cocente in un silenzio tombale, è stato il sigillo della fine. Riassunto in un passaggio del verbale sottoscritto che, oltre a essere una atto d’accusa, è anche un de profundis dell’industria che, secondo alcuni, è finita troppo in fretta e che secondo altri, non doveva neppure cominciare. «Tutti gli impegni politici via via assunti - si legge nel documento - sono stati tutti sostanzialmente disattesi, non consentendo al sito di Ottana di risolvere le diseconomie che hanno portato alla chiusura di quasi tutte le aziende presenti». Un epitaffio che sancisce la storia di un fallimento industriale, lo sperpero di danaro pubblico, ma anche la crescita di un territorio interrotta troppo in fretta. Le lunghe e infinite contraddizioni di Ottana, che, d'ora in poi, saranno affidate alla storia.
Dal 24 settembre i lavoratori di Ottana Polimeri, reduci di quello che fu il processo di industrializzazione del centro Sardegna, saranno licenziati. Per loro sarà attivata la cosiddetta procedura Naspi, la nuova assicurazione sociale per l'impiego che sostituisce la vecchia disoccupazione che, cambiando il nome, ha lasciato le cose come prima: il buio indefinito dei senza lavoro della ex mobilità, con lo stipendio che man mano si assottiglieràper due anni, lasciando solo briciole di soldi e di speranze. Un dramma sociale, che segna anche la fine di un’epoca. La fine dell'industria di Ottana.
Una fine che un gruppo di lavoratori ha atteso ieri mattina davanti ai cancelli con un sit-in che, più che una protesta, sembrava la veglia di un morto. La veglia di uno stabilimento finanziato con soldi pubblici, rimasto senz'anima e senza futuro. Si perché il passaggio sottoscritto dalla società diretta da Paolo Clivati una settimana fa nel corso di un incontro a Cagliari nella sede dell’assessorato regionale all'Industria (“L'impresa si impegna a mettere in campo una prospettiva industriale di rilancio della chimica”), si è rivelato uno specchietto per le allodole. Un passaggio sottoscritto anche dai sindacati. Gli stessi che ieri, loro malgrado, hanno firmato la procedura di licenziamento collettivo. Senza alternative. «Tutti i licenziamenti – si legge nel verbale di accordo – saranno intimati entro il 23 settembre 2017». Parole crude, che non possono essere attenuate nel loro impatto sociale, neppure dalla clausola strappata dai sindacati che impegna l'azienda “ad assumere dall'elenco dei lavoratori licenziati nell'eventualità di nuovi investimenti in nuove attività produttive”. Attività ancora nel limbo delle intenzioni.
Come quella che l'azienda, complice anche una certa insensibilità delle politica, non è riuscita ad attivare in tre anni. Il progetto più svolte sbandierato di fare ripartite la filiera chimica di Ottana con l'acquisizione degli impianti dismessi di Eni-Versalis di Sarroch, gli stessi che un tempo producevano la materia prima per il pet di Ottana Polimeri, si è rivelato un bluff. Una promessa che è servita ad allungare l’agonia di 58 operai, molti dei quali giovani, figli di ex lavoratori dell'ex Enichem e dell'ex Montefibre di Ottana, che fino all'ultimo momento hanno creduto in un rilancio della loro azienda.
Il sit-in che hanno messo in campo ieri davanti alla fabbrica chiusa, avvolta da un sole cocente in un silenzio tombale, è stato il sigillo della fine. Riassunto in un passaggio del verbale sottoscritto che, oltre a essere una atto d’accusa, è anche un de profundis dell’industria che, secondo alcuni, è finita troppo in fretta e che secondo altri, non doveva neppure cominciare. «Tutti gli impegni politici via via assunti - si legge nel documento - sono stati tutti sostanzialmente disattesi, non consentendo al sito di Ottana di risolvere le diseconomie che hanno portato alla chiusura di quasi tutte le aziende presenti». Un epitaffio che sancisce la storia di un fallimento industriale, lo sperpero di danaro pubblico, ma anche la crescita di un territorio interrotta troppo in fretta. Le lunghe e infinite contraddizioni di Ottana, che, d'ora in poi, saranno affidate alla storia.
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