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Nuoro

Parrocchie, la rivoluzione Accorpamenti e nomine

di Valeria Gianoglio
Parrocchie, la rivoluzione Accorpamenti e nomine

I santupredini: «Non possono unirci alla Cattedrale, abbiamo identità diverse» Il vescovo Marcìa: «Il provvedimento nasce da un progetto pastorale esteso»

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NUORO. Poco dopo le 9.30 del mattino, dall’ufficio parrocchiale della chiesa del Rosario, esce un gruppetto di donne dall’aria tra il deluso e il decisamente contrariato. «Perché siamo qui? – dicono – perché qui a Santu Predu abbiamo appreso solo ieri sera, da un documento diffuso su internet, che trasferiscono don Totoni, e che ci accorpano, in un certo senso, alla Cattedrale. Siamo tutti decisamente perplessi: ci chiediamo come si faccia ad accorpare due identità così differenti. Non è giusto. Presto ne discuterà anche il consiglio pastorale». Il primo effetto della rivoluzione tra le parrocchie nuoresi pensata dal vescovo Mosè Marcia e spiegata nel dettaglio in un provvedimento diffuso anche sul sito web della diocesi e figlio di un preciso progetto pastorale oltreché della sempre più grande carenza di sacerdoti, si tocca con mano, ieri mattina, tra le vie dello storico rione nuorese.

È quel senso di smarrimento, misto a profonda delusione, che coglie la maggior parte dei residenti del quartiere alla notizia del trasferimento del parroco don Totoni Cossu alla parrocchia di Bitti-Gorofai, e all’accorpamento della loro parrocchia, quella del Rosario, con la parrocchia della Cattedrale. In realtà, come fa notare chi ha letto con attenzione il provvedimento del vescovo, le due parrocchie rimarranno distinte, ma a unirle, tuttavia, ci sarà il fatto che verranno guidate da un unico parroco: don Giovanni Maria Chessa. Orunese di nascita, un passato come parroco a Oliena, finora guida delle “pecorelle” della chiesa di Budoni, e a lungo anche esorcista della diocesi, don Giovanni Maria non resterà solo, tuttavia, a gestire le due parrocchie che dai prossimi mesi condivideranno un percorso comune.

Al suo fianco, infatti, come “delegato per la pastorale ordinaria della chiesa parrocchiale di Nostra Signora del Rosario”, ci sarà don Giovannino Puggioni. Un ritorno gradito e pieno di affetto, per lui, all’interno della comunità del Rosario visto che in quelle vie ha vissuto a lungo sin dalla giovinezza. «Leggo con molta serenità il provvedimento e la decisione del vescovo – spiega, don Giovannino, raggiunto al telefono – vengo al Rosario come un fratello che torna a casa sua, anche se un fratello ormai anzianotto, visto che sto per compiere 70 anni – aggiunge, sorridendo – il mio incarico sarà quello di aiutare il parroco don Giovanni Maria a garantire l’ordinario in parrocchia al Rosario, le celebrazioni e tutto il necessario. Il mio incarico è nato dall’esigenza di garantire al Rosario una presenza costante. Ma le due parrocchie non saranno accorpate, resteranno distinte. Per me sarà un ritorno a casa, ho sempre avuto tanto affetto per la mia parrocchia e per tutte le persone che conosco».

«Sono tranquillo e sereno, l’unica cosa che conta è che sia fatta la volontà del Signore – dice, dal canto suo, don Totoni Cossu, mentre tutt’intorno, in piazza del Rosario, alcune componenti dell’Azione cattolica, gli manifestano una decisa contrarietà al provvedimento che lo porterà a Bitti e ancor di più a quello che continuano a leggere come un “accorpamento” con la chiesa della Cattedrale. «Non possono unire due realtà e identità distinte», continuano a ripetere, sconfortate. Il vescovo Mosè Marcìa, sentito al telefono ieri mattina, spiega che il significato delle sue decisioni sta lì, «è tutto scritto nel progetto pastorale. Questo è solo un ulteriore passo in quella direzione».

Per don Giovannino Puggioni il provvedimento e le decisioni del vescovo sono figli anche «delle contingenze attuali», ovvero sia della necessità di far fronte a una carenza di sacerdoti sempre più stringente, sia della necessità di «avviare una riflessione, più volte segnalata anche da noi sacerdoti, sulla presenza di 10 parrocchie a Nuoro che conta poco meno di 37mila abitanti». Come dire, insomma, che la strada è segnata e che in futuro potrebbero ripetersi altri “accorpamenti” di parrocchie anche in altri quartieri nuoresi, come già accaduto in qualche paese della provincia.

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