Fedeli in preghiera verso l’Ortobene
di FRANCESCO PIRISI
Finita la festa civile con i costumi in corteo, ora l’appuntamento è in cima al Monte ai piedi del Cristo
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L’attesa è conclusa, la festa è arrivata. Il Redentore lo vivono adulti, giovani e bambini, con desideri e speranze comuni o anche differenti. Segni, azioni, parole dalle radici antiche nella comunità ecclesiale, dove però alcuni elementi sembrano dargli il senso di un cambiamento, anche contro la ripetitività pedissequa, non trascorsa senza un po’ di apatia. Nelle ultime stagioni il monte con la statua bronzea voluta nel 1901 da Leone XIII è ritornato tra le mete comunitarie. Merito di cittadini e fedeli, con il gruppo di volontari riuniti nel comitato che hanno lavorato anche per dare decoro e funzionalità a edifici in credito di manutenzione, tra i quali la chiesetta della Madonna. Tanto da consentirne la riapertura quando arriva la primavera per la celebrazione domenicale.
L’amministratore della cattedrale, don Antonello Tuvone, in partenza per la missione in Argentina, conferma: «In questi anni la messa sul monte è stato un appuntamento per tanti cattolici, di Nuoro e del circondario». Il cambio di passo nei giorni in cui di più si è discusso nelle sale comunali e nei convegni della necessità di rilanciare l’Ortobene, ma non senza il rischio dell’essere discorsi fini a se stessi. Visto che il settore è quello religioso, si potrebbe parlare di miracolo o qualcosa di simile. Sarà che il tempo della difficoltà, anche materiali e civili, rende più naturale e utile il collegamento con l’entità spirituale, o magari più prosaicamente dopo tanto parlare sul valore della località e del suo simbolo di fede qualcuno ha pensato fosse ormai tempo anche di operare. Fatto sta che in cima al monte dell’Ortobene l’aria appare ancora più frizzante e per raccogliersi in preghiera non si pensa vi siano luoghi più consoni. Il monumento in cima racconta dell’origine della fede a cui ci si affida. E c’è anche dell’altro. Nel monte la religione si lega alla storia più ampia, per rafforzarsi l’un l’altra. Nel principio del ‘900, la scelta di Nuoro e della sua montagna, insieme ad altre 20 cime della nazione, per segnare anche fisicamente il giubileo, ha dato alla città un rilievo prima sconosciuto.
Vi sono dentro le decisioni pastorali di un papa Leone XIII, originario di Carpineto Romano, a cui si deve l’enciclica Rerum Novarum, che segna il nuovo interesse della Chiesa per la vita sociale e politica del proprio popolo, interrotto in modo traumatico nei giorni dell’Unità d’Italia.
Il pontefice ne scriverà altre 85 e sempre con l’obiettivo di riattivare il collegamento con la sfera temporale. La città e il territorio diventati nuova provincia nel 1926 hanno trovato nel simbolo della fede l’occasione e la ragione per sentirsi comunità, più di quanto non lo fossero stati nei secoli precedenti, tempi di chiusura in tanti piccoli mondi. La frequenza della vita sull’Ortobene nel ventesimo secolo, le stesse espressioni d’amore di scrittori, poeti, artisti, sono là a testimoniare un valore riconosciuto alla località e alla tradizione di cui è ricca.
In quella Nuoro che è capoluogo anche nelle attività e la burocrazia, c’è l’estate al monte, per godere degli influssi climatici e dell’aurea di spiritualità in cui sembrano avvolte pure le rocce e le piante, i punti di riposo, insieme ai templi. Oggi, la messa, il rosario serale fanno risuonare canti e preghiere, per la fede di alcuni nuoresi ritornati ad abitare la montagna e in questi momenti per raccogliersi in adorazione nel novenario per il Redentore. L’auspicio di don Tuvone: «La vita religiosa sull’Ortobene, intorno alla festa di agosto e alla chiesa della Madonna, è una ricchezza da valorizzare. Costituisce anche un richiamo turistico».
L’amministratore della cattedrale, don Antonello Tuvone, in partenza per la missione in Argentina, conferma: «In questi anni la messa sul monte è stato un appuntamento per tanti cattolici, di Nuoro e del circondario». Il cambio di passo nei giorni in cui di più si è discusso nelle sale comunali e nei convegni della necessità di rilanciare l’Ortobene, ma non senza il rischio dell’essere discorsi fini a se stessi. Visto che il settore è quello religioso, si potrebbe parlare di miracolo o qualcosa di simile. Sarà che il tempo della difficoltà, anche materiali e civili, rende più naturale e utile il collegamento con l’entità spirituale, o magari più prosaicamente dopo tanto parlare sul valore della località e del suo simbolo di fede qualcuno ha pensato fosse ormai tempo anche di operare. Fatto sta che in cima al monte dell’Ortobene l’aria appare ancora più frizzante e per raccogliersi in preghiera non si pensa vi siano luoghi più consoni. Il monumento in cima racconta dell’origine della fede a cui ci si affida. E c’è anche dell’altro. Nel monte la religione si lega alla storia più ampia, per rafforzarsi l’un l’altra. Nel principio del ‘900, la scelta di Nuoro e della sua montagna, insieme ad altre 20 cime della nazione, per segnare anche fisicamente il giubileo, ha dato alla città un rilievo prima sconosciuto.
Vi sono dentro le decisioni pastorali di un papa Leone XIII, originario di Carpineto Romano, a cui si deve l’enciclica Rerum Novarum, che segna il nuovo interesse della Chiesa per la vita sociale e politica del proprio popolo, interrotto in modo traumatico nei giorni dell’Unità d’Italia.
Il pontefice ne scriverà altre 85 e sempre con l’obiettivo di riattivare il collegamento con la sfera temporale. La città e il territorio diventati nuova provincia nel 1926 hanno trovato nel simbolo della fede l’occasione e la ragione per sentirsi comunità, più di quanto non lo fossero stati nei secoli precedenti, tempi di chiusura in tanti piccoli mondi. La frequenza della vita sull’Ortobene nel ventesimo secolo, le stesse espressioni d’amore di scrittori, poeti, artisti, sono là a testimoniare un valore riconosciuto alla località e alla tradizione di cui è ricca.
In quella Nuoro che è capoluogo anche nelle attività e la burocrazia, c’è l’estate al monte, per godere degli influssi climatici e dell’aurea di spiritualità in cui sembrano avvolte pure le rocce e le piante, i punti di riposo, insieme ai templi. Oggi, la messa, il rosario serale fanno risuonare canti e preghiere, per la fede di alcuni nuoresi ritornati ad abitare la montagna e in questi momenti per raccogliersi in adorazione nel novenario per il Redentore. L’auspicio di don Tuvone: «La vita religiosa sull’Ortobene, intorno alla festa di agosto e alla chiesa della Madonna, è una ricchezza da valorizzare. Costituisce anche un richiamo turistico».
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