Pestato e rapinato un 33enne la polizia ferma due aggressori
Gli agenti della squadra mobile hanno ricostruito l’episodio di violenza accaduto sabato notte La vittima era stata picchiata davanti al chiosco bar della Solitudine. Caccia agli altri picchiatori
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NUORO. Un’aggressione violentissima. In tanti, pare, sei o sette persone, contro un cliente seduto ai tavolini all’esterno del chiosco bar della Solitudine. Prima una gragnuola di pugni al viso, poi schiaffi e calci. Un pestaggio. Ma non ancora contenti della bravata, fatta probabilmente sotto i fumi dell’alcol, alcuni componenti del “branco di bestie” avevano rubato all’aggredito le chiavi della sua auto con la quale si erano allontanati pochi istanti prima dell’arrivo della polizia. L’episodio di violenza è accaduto nella notte di sabato scorso, prima del Redentore, davanti al chiosco bar sul belvedere della Solitudine. Due aggressori sono stati identificati e fermati dalla polizia, che sta cercando di risalire anche agli altri sei, sette picchiatori.
Dopo pochi giorni di accurate indagini, gli agenti della squadra mobile sono riusciti a fare piena luce sulla drammatica vicenda. Anche perchè uno degli aggressori era stato fermato poche ore dopo: Giovanni Bussa, un allevatore nuorese per il quale il gip del tribunale di Nuoro ha disposto l’obbligo di dimora. Mentre il figlio Giuseppe Bussa, anche lui allevatore, dopo alcuni giorni in cui si era reso irreperibile, si è costituito ieri mattina in questura. Nei suoi confronti è immediatamente scattato il provvedimento di fermo ed è stato accompagnato nel carcere di Badu ’e Carros in attesa di comparire davanti al giudice per la convalida.
Padre e figlio, insieme ad altre sei o sette persone che non ancora stata compiutamente identificate, avevano aggredito il giovane avventore del chiosco, un 33enne nuorese, per futili motivi. Prima un pesante scambio verbale e poi il violento pestaggio. Tanto che il poveretto, immediatamente soccorso, era stato accompagnato all'ospedale San Francesco dove era stato medicato per traumi facciali, trauma cranico e ferite varie e ricoverato in osservazione.
Intanto, gli aggressori, non contenti del pestaggio, avevano anche rubato le chiavi dell’auto alla vittima per scappare prima dell’arrivo della polizia allertata da alcuni passantio che avevano assistito alla scena.
Gli agenti della squadra volante e gli investigatori della Mobile avevano immediatamente avviato le indagini ed erano riusciti a risalire a Giovanni Bussa, che era stato fermato poco dopo il fatto. Ma il Gip non ha convalidato il provvedimento disponendo nei suoi confronti l’obbligo di dimora.
Il figlio Giuseppe, invece, era riuscito a far perdere le sue tracce e si è costituito ieri agli investigatori della squadra mobile. Le indagini proseguono per individuare gli altri aggressori e chiarire gli esatti contorni della vicenda: dai primi accertamenti sembra che tra i due indagati e la vittima ci fossero vecchi rancori.
Dopo pochi giorni di accurate indagini, gli agenti della squadra mobile sono riusciti a fare piena luce sulla drammatica vicenda. Anche perchè uno degli aggressori era stato fermato poche ore dopo: Giovanni Bussa, un allevatore nuorese per il quale il gip del tribunale di Nuoro ha disposto l’obbligo di dimora. Mentre il figlio Giuseppe Bussa, anche lui allevatore, dopo alcuni giorni in cui si era reso irreperibile, si è costituito ieri mattina in questura. Nei suoi confronti è immediatamente scattato il provvedimento di fermo ed è stato accompagnato nel carcere di Badu ’e Carros in attesa di comparire davanti al giudice per la convalida.
Padre e figlio, insieme ad altre sei o sette persone che non ancora stata compiutamente identificate, avevano aggredito il giovane avventore del chiosco, un 33enne nuorese, per futili motivi. Prima un pesante scambio verbale e poi il violento pestaggio. Tanto che il poveretto, immediatamente soccorso, era stato accompagnato all'ospedale San Francesco dove era stato medicato per traumi facciali, trauma cranico e ferite varie e ricoverato in osservazione.
Intanto, gli aggressori, non contenti del pestaggio, avevano anche rubato le chiavi dell’auto alla vittima per scappare prima dell’arrivo della polizia allertata da alcuni passantio che avevano assistito alla scena.
Gli agenti della squadra volante e gli investigatori della Mobile avevano immediatamente avviato le indagini ed erano riusciti a risalire a Giovanni Bussa, che era stato fermato poco dopo il fatto. Ma il Gip non ha convalidato il provvedimento disponendo nei suoi confronti l’obbligo di dimora.
Il figlio Giuseppe, invece, era riuscito a far perdere le sue tracce e si è costituito ieri agli investigatori della squadra mobile. Le indagini proseguono per individuare gli altri aggressori e chiarire gli esatti contorni della vicenda: dai primi accertamenti sembra che tra i due indagati e la vittima ci fossero vecchi rancori.
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