La Nuova Sardegna

Nuoro

Orani, cultura ma anche stile

di FRANCESCO PIRISI

Il sarto Paolo Modolo simbolo del paese che ha dato i natali a Costantino Nivola

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Il paese delle miniere, della devozione alla Madonna di Gonare, è anche il luogo dove arte e artigianato camminano insieme. Le vetrine ed esposizioni di Autunno in Barbagia a Orani lo ribadiranno nell’appuntamento del 23 e 24 settembre. Il museo dedicato allo scultore Costantino Nivola e le sale del municipio con le pitture di Mario Delitala sono tra i luoghi imperdibili per chi vuole approfondire la conoscenza della comunità o da cultore la vuole riscoprire a ogni occasione.

L’artigianato ha le stimmate della qualità. Le botteghe di Orani hanno successo nelle produzioni del ferro battuto, del legno, della pietra, delle ceramiche, del tessile, ma anche del pellame e dei manufatti in cemento. La creazione sartoriale è un’altra delle proposte di punta. Da 20 anni artigiani con mestiere ed estro riproducono i vestiti in velluto, che la tradizione fa risalire al mondo della campagna. Botteghe che continuano a vivere un momento positivo, dopo l’abbandono seguito agli anni del boom economico nazionale e all’affermarsi dei vestiti in stoffa, dei jeans prodotti dalle fabbriche della Penisola o estere.

Nell’origine della ripresa c’è un nome: Paolo Modolo, con il figlio Francesco e il socio Salvatore Borrotzu. Settantatreenne, un passato da minatore nelle cave di talco, prima di ritornare alla bottega dove si formò da garzone alla metà degli anni ’50, sotto la guida dell’artigiano (“mastru ‘e pannu”) Franceschino Corona. Modolo ha trasformato il mestiere umile e silenzioso dei sarti di paese in uno stile di abbigliamento, ricercato e sfoggiato da politici, uomini di spettacolo, dagli stessi rappresentanti del made in Italy nel mondo. I velluti prodotti da Zegna o Visconti di Modrone e cuciti dal sarto di Orani hanno vestito persino le modelle giapponesi, a Tokyo, durante una serata della quale è stata partner la Regione Sardegna.

«Il taglio era quello del kimono, l’abbigliamento della tradizione orientale, oltreché divisa di gara nelle arti marziali. Dopo la sfilata, il titolare di un negozio della capitale mi ha ordinato una decina di quei vestiti». Tra i banconi di taglio e la sala espositiva di Corso Italia arrivano tedeschi, francesi, svizzeri e tanti italiani. Non sono venuti meno gli allevatori, per i quali Paolo Modolo ama dire: «Rimangono i nostri clienti privilegiati, anche perché ci hanno consentito di tenere aperto il laboratorio quando ancora l’abito in velluto non era in voga».

Prima dei completi confezionati al presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, al critico d’arte Vittorio Sgarbi, e insieme a Donatella e Santo Versace, imprenditori nello stesso campo di lavoro del maestro di Orani. I modelli quelli originali: giacca con martingala e quattro tasche applicate, o a filetto. Gilet e calzoni con tasche dritte od oblique, a seconda del gusto del cliente. Verde oliva, marron tra i colori tradizionali, ma anche nero o blu da cerimonia, con bottoni argentati, appena l’artigiano ha iniziato ad allargare la proposta e la clientela. Si servono da Modolo (e, sempre a Orani, nella sartoria di Gianni Mura) anche le donne, alle quali vengono proposte giacca tipica, gonna lunga o corta, oppure i pantaloni, con una gamma di velluti e colori sempre più nutrita.

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