partito radicale
La Carovana della giustizia in città
La delegazione ha incontrato i responsabili della Camera penale
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NUORO. La Carovana per la Giustizia del partito Radicale fa tappa a Badu 'e Carros. Ieri mattina i componenti della delegazione accompagnati da alcuni avvocati della locale Camera penale hanno raccolto tra i detenuti del carcere di Badu ‘ e Carros le firme per la proposta di legge costituzionale di iniziativa popolare promossa dall’Unione delle Camere penali Italiane, volta a separare la carriera dei giudici e dei pubblici ministeri. Nel corso dell'iniziativa sono state raccolte ben 101 firme tra i detenuti chiusi all'interno della casa circondariale nuorese. La visita tra le mura di Badu 'e Carros è stata anche l'occasione per mettere in luce le criticità del carcere barbaricino dove, come sottolinea Irene Testa, membro della presidenza del Partito Radicale, ""su 118 posti da capienza regolamentare, i detenuti effettivi sono 156, e bisogna calcolare che 16 celle sono inagibili. Stesso discorso anche per gli agenti di polizia penitenziaria: su 191 previsti da pianta organica ne risultano effettivi solo 139, mentre su 6 educatori solo 3 erano in servizio"" denuncia all'uscita dal carcere l'esponente del partito. La manifestazione andata avanti con successo per l'intera giornata, si è conclusa nel pomeriggio con l'evento organizzato negli spazi dell'Exmè dalla Camera penale di Nuoro.
L'interessante dibattito è stato animato da Salvatore Murru, presidente della Camera penale nuorese, Francesco Lai, componente della Giunta dell’Unione Camere Penali Italiane con delega per il carcere, Giovanna Serra, responsabile locale dell’Osservatorio carcere dell’Ucpi), Matteo Angioli, componente della Presidenza del Partito Radicale, Maurizio Turco, ex deputato e coordinatore Presidenza Partito Radicale, Irene Testa, giornalista parlamentare, Antonio Cerrone, Franco Giacomelli e Flavio Del Soldato. Che ha rimarcato l'importanza del diritto di ogni cittadino ad avere un processo leale, accusa contro difesa, difesa contro accusa. «Oggi però in Italia questo diritto viene negato – ha aggiunto Salvatore Murru, presidente della Camera penale nuorese durante il dibattito –. Il cittadino, invece che giocare uno contro uno, gioca uno contro due. Per la Costituzione infatti il giudice deve essere “terzo e imparziale” e deve stabilire chi tra i due ha torto o ragione. Ne consegue che, anche se l’accusa è sostenuta da un magistrato, il Pubblico Ministero, questo deve essere diverso, appunto separato, dal suo collega che fa il Giudice: e, per ottenere questo obbiettivo, l’unica soluzione è quella di prevedere per i magistrati due carriere separate e nessuno deve poter passare da un ruolo all’altro», conclude il presidente della Camera penale nuorese. (s.v.)
L'interessante dibattito è stato animato da Salvatore Murru, presidente della Camera penale nuorese, Francesco Lai, componente della Giunta dell’Unione Camere Penali Italiane con delega per il carcere, Giovanna Serra, responsabile locale dell’Osservatorio carcere dell’Ucpi), Matteo Angioli, componente della Presidenza del Partito Radicale, Maurizio Turco, ex deputato e coordinatore Presidenza Partito Radicale, Irene Testa, giornalista parlamentare, Antonio Cerrone, Franco Giacomelli e Flavio Del Soldato. Che ha rimarcato l'importanza del diritto di ogni cittadino ad avere un processo leale, accusa contro difesa, difesa contro accusa. «Oggi però in Italia questo diritto viene negato – ha aggiunto Salvatore Murru, presidente della Camera penale nuorese durante il dibattito –. Il cittadino, invece che giocare uno contro uno, gioca uno contro due. Per la Costituzione infatti il giudice deve essere “terzo e imparziale” e deve stabilire chi tra i due ha torto o ragione. Ne consegue che, anche se l’accusa è sostenuta da un magistrato, il Pubblico Ministero, questo deve essere diverso, appunto separato, dal suo collega che fa il Giudice: e, per ottenere questo obbiettivo, l’unica soluzione è quella di prevedere per i magistrati due carriere separate e nessuno deve poter passare da un ruolo all’altro», conclude il presidente della Camera penale nuorese. (s.v.)
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