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Nuoro

Ottana polimeri, tra venti giorni partiranno i 58 licenziamenti

di Federico Sedda
Ottana polimeri, tra venti giorni partiranno i 58 licenziamenti

Il 23 settembre i lavoratori della fabbrica passeranno dalla cassa integrazione alle liste dei disoccupati E lo scenario potrebbe ripetersi ad aprile quando scadrà la cig per i 70 operai di Ottana energia

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OTTANA. Conto alla rovescia per i 58 lavoratori di Ottana Polimeri che il 23 settembre prossimo saranno licenziati. Tra venti giorni esatti, questi lavoratori, quasi tutti giovani diplomati e specializzati, molti dei quali figli di ex operai delle ex fabbriche chimiche di Enichem e Montefibre, passeranno dalle liste della cassa integrazione a quelle dei disoccupati. Un dramma sociale che segna la fine dell'industria di Ottana. La fine di un'epoca.

Tutto scritto nel verbale firmato l'8 agosto scorso nella sede della Confindustria nuorese da sindacati e azienda: «Tutti i licenziamenti saranno intimati contestualmente entro il 23 settembre 2017». Parole burocratiche e crude che segnano l'inizio di un incubo per i lavoratori e le loro famiglie. Il licenziamento coinciderà con la fine della cassa integrazione che, dopo la chiusura definitiva della fabbrica nel 2014, è stata rinnovata per tre volte consecutive. Il provvedimento ora non potrà più essere prorogato per legge. Così, per questi 58 lavoratori, reduci e orfani del sogno industriale, si aprirà la strada della cosiddetta Naspi, la nuova assicurazione sociale per l'impiego che sostituisce il vecchio assegno di disoccupazione. Un assegno sociale che si assottiglierà nell'arco di due anni fino a scomparire del tutto, lasciando gli ex lavoratori senza alcuna tutela economica.

Uno scenario drammatico, che potrebbe ripetersi ad aprile del 2018 quando scadrà improrogabilmente la cassa integrazione per i settanta lavoratori di Ottana Energia del gruppo di Paolo Clivati. Per questo stabilimento, chiuso alla fine del 2015 per la mancata proroga del regime di essenzialità, non si intravede ancora alcuna possibilità di ripresa nonostante l'imprenditore, in un recente incontro a Cagliari, abbia fatto sapere di essere interessato a proseguire l'esperienza a Ottana nel settore energetico. Ma le prospettive di ripresa, legate all'arrivo del metano nel 2023, sembrano ancora lontane.

Gli scenari attuali prevedono, invece, la fine dell'industria di Ottana, almeno così come è stata concepita alla fine degli anni Sessanta. Un dramma consumato quasi con rassegnazione all'interno di un territorio, quale quello del centro Sardegna, in crisi profonda. Le uniche alternative sembrano legate ai progetti di bonifica, che, però, ancora non ci sono. Anzi, qualsiasi prospettiva di risanare il territorio si è arenata finora nei meandri politici che hanno escluso l'area di Ottana dalle aree di crisi complessa e dai siti di interesse nazionale per le bonifiche, i cosiddetti Sin. Esclusioni assurde e penalizzanti, anche alla luce della vicenda amianto ancora all'attenzione dalla magistratura, che tagliano fuori l'area del centro Sardegna dalle risorse per le bonifiche. Le numerose interrogazioni in parlamento e le iniziative in consiglio regionale per inserire Ottana nei Sin, hanno finora lasciato le cose come stanno. Cioè nell'inferno del nulla.

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