Un alone di mistero sui tre “uomini neri” armati alla festa
di Pier Luigi Piredda
Indagini per ricostruire l’episodio accaduto al “Carmelo” L’amarezza degli orunesi: «Distrutto il nostro impegno»
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ORUNE. Armati e incappucciati alla festa. Li hanno visti in tanti. Chi ne ha visto uno soltanto. Chi ne ha visti due. Chi ha visto i tre insieme mentre si allontanavano in direzione del bar nel quale sono entrati armi in pugno seminando il terrore e sono usciti dopo pochi istanti facendo perdere le tracce nel dedalo dei vicoli del centro del paese.
L’episodio accaduto la sera di lunedì a Orune è inquietante. C’erano centinaia di persone in piazza, tantissimi bambini e anziani che stavano partecipando alla festa del Carmelo. Sul palco c’era una band che suonava. Ma le urla di alcune ragazze avrebbero superato anche i decibel della musica sparata dagli amplificatori quando in un angolo del corso si è materializzato un uomo incappucciato con una pistola in pugno lungo il fianco e tenuta in maniera tale da farla vedere ma non esibirla. Poche decine di metri più avanti, un altro gruppo di persone hanno notato un altro incappucciato con una pistola. Potrebbe anche essere lo stesso, che nel frattempo si era spostato tra la folla. Ma era certamente un altro l’incappucciato che è stato notato da alcuni giovani in un’altra parte del corso: indossava una giacca di vellutino nero, e già questo era strano visto il caldo insopportabile della sera, aveva un cappuccio nero in testa e, soprattutto, aveva un rigonfiamento sotto la giacca e dalla parte alta sporgeva la canna di una mitraglietta o di un fucile con la canna mozzata. Qualcun altro avrebbe addirittura notata che uno di questi misteriosi “uomini neri” indossava un giubbotto antiproiettile. Parole e racconti che sono stati forse ingigantiti da chi la sera di lunedì a Orune ha assistito a qualcosa di veramente incredibile. La scena di un film trasportata nella realtà.
«Uno, due o tre che fossero, ci hanno comunque rovinato la festa – hanno detto con amarezza l’assessore Maria Rosaria Chessa e la consigliera comunale Giuliana Pittalis –. Ci siamo impegnate, tutto il paese si è impegnato durante l’estate e in questi giorni di festa per dare una bella immagine di Orune e questo, a noi è stato detto che era uno solo l’incappucciato, in un attimo ha distrutto tutto. Potrebbe essere anche un matto esibizionista, non possiamo saperlo. Ma non è giusto che Orune sia finito ancora una volta in prima pagina per un episodio così grave. Stiamo impegnandoci per cercare di uscire dal tunnel – hanno continuato le battagliere rappresentanti dell’amministrazione comunale –. È stata un’estate ricca di eventi ai quali ha partecipato tanta gente. Convegni importanti come quello sulla transumanza, percorsi culturali e naturalistici, vari appuntamenti musicali, il torneo di morra, la lotteria e la festa del Carmelo che si concluderà l’8 settembre con “Su Carmineddu” – hanno concluso Maria Rosaria Chessa e Giuliana Pittalis –. Vorremmo che quest’estate orunese venisse ricordata per questi motivi e non per l’episodio accaduto lunedì notte».
Intanto, sui misteriosi “uomini neri” stanno lavorando i carabinieri di Orune e della Compagnia di Bitti. Sarebbe anche già partita la richiesta di immagini delle telecamere di videosorveglianza. Ma soprattutto gli investigatori vogliono ricostruire la vicenda e cercare di capire quale fosse l’obiettivo dei tra incappucciati.
L’episodio accaduto la sera di lunedì a Orune è inquietante. C’erano centinaia di persone in piazza, tantissimi bambini e anziani che stavano partecipando alla festa del Carmelo. Sul palco c’era una band che suonava. Ma le urla di alcune ragazze avrebbero superato anche i decibel della musica sparata dagli amplificatori quando in un angolo del corso si è materializzato un uomo incappucciato con una pistola in pugno lungo il fianco e tenuta in maniera tale da farla vedere ma non esibirla. Poche decine di metri più avanti, un altro gruppo di persone hanno notato un altro incappucciato con una pistola. Potrebbe anche essere lo stesso, che nel frattempo si era spostato tra la folla. Ma era certamente un altro l’incappucciato che è stato notato da alcuni giovani in un’altra parte del corso: indossava una giacca di vellutino nero, e già questo era strano visto il caldo insopportabile della sera, aveva un cappuccio nero in testa e, soprattutto, aveva un rigonfiamento sotto la giacca e dalla parte alta sporgeva la canna di una mitraglietta o di un fucile con la canna mozzata. Qualcun altro avrebbe addirittura notata che uno di questi misteriosi “uomini neri” indossava un giubbotto antiproiettile. Parole e racconti che sono stati forse ingigantiti da chi la sera di lunedì a Orune ha assistito a qualcosa di veramente incredibile. La scena di un film trasportata nella realtà.
«Uno, due o tre che fossero, ci hanno comunque rovinato la festa – hanno detto con amarezza l’assessore Maria Rosaria Chessa e la consigliera comunale Giuliana Pittalis –. Ci siamo impegnate, tutto il paese si è impegnato durante l’estate e in questi giorni di festa per dare una bella immagine di Orune e questo, a noi è stato detto che era uno solo l’incappucciato, in un attimo ha distrutto tutto. Potrebbe essere anche un matto esibizionista, non possiamo saperlo. Ma non è giusto che Orune sia finito ancora una volta in prima pagina per un episodio così grave. Stiamo impegnandoci per cercare di uscire dal tunnel – hanno continuato le battagliere rappresentanti dell’amministrazione comunale –. È stata un’estate ricca di eventi ai quali ha partecipato tanta gente. Convegni importanti come quello sulla transumanza, percorsi culturali e naturalistici, vari appuntamenti musicali, il torneo di morra, la lotteria e la festa del Carmelo che si concluderà l’8 settembre con “Su Carmineddu” – hanno concluso Maria Rosaria Chessa e Giuliana Pittalis –. Vorremmo che quest’estate orunese venisse ricordata per questi motivi e non per l’episodio accaduto lunedì notte».
Intanto, sui misteriosi “uomini neri” stanno lavorando i carabinieri di Orune e della Compagnia di Bitti. Sarebbe anche già partita la richiesta di immagini delle telecamere di videosorveglianza. Ma soprattutto gli investigatori vogliono ricostruire la vicenda e cercare di capire quale fosse l’obiettivo dei tra incappucciati.
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