L’acquedotto ultracentenario quasi un simbolo del paese
OLZAI. Il servizio dell'acquedotto comunale alla fine degli anni '70 ha vissuto uno tra i momenti più difficili. La siccità aveva dimezzato i quattro litri di acqua al secondo che erano la...
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OLZAI. Il servizio dell'acquedotto comunale alla fine degli anni '70 ha vissuto uno tra i momenti più difficili. La siccità aveva dimezzato i quattro litri di acqua al secondo che erano la potenzialità dell'impianto sin dalla sua origine, all'inizio del '900. La stessa quantità necessaria per far funzionare i mulini sul rio Bisine, le cui acque sono state la prima sorgente di approvvigionamento dell'acquedotto. Un calo verticale, tanto da ritenere non più remota per l'amministrazione municipale del tempo l'ipotesi di chiudere con l'autonomia ed entrare a fare parte del sistema idrico provinciale, gestito dal consorzio del Govossai. Anzi, il cambio sembrava ormai nelle cose già qualche lustro prima e un'altra estate di restrizioni. Così grave da far uscire malcontento e preoccupazione dalle stesse sale, silenziose e caute, del locale convento di clausura delle Benedettine. Il consorzio realizzò un deposito nel paese, collegato a “Badu 'e Orane” col ramo di adduzione occidentale, sulla statale 128, e iniziò il servizio con l'approvvigionamento del monastero. Ma si ribellò la popolazione, tanto da annullare i passi sino ad allora compiuti, così da conservare acquedotto e gestione comunale. (f.p.)
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