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Nuoro

il parere dell’esperta 

La pedagoga: «Dispersione scolastica figlia del disagio»

La pedagoga: «Dispersione scolastica figlia del disagio»

NUORO. Dispersione e abbandono scolastico si possono identificare con l’uscita prematura degli studenti dalla scuola, spiega la psicologa e pedagogista esperta in dinamiche giovanili, Francesca Dessì,...

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NUORO. Dispersione e abbandono scolastico si possono identificare con l’uscita prematura degli studenti dalla scuola, spiega la psicologa e pedagogista esperta in dinamiche giovanili, Francesca Dessì, «che attualmente in Italia prevede il “diritto-dovere all’istruzione e alla formazione sino al conseguimento di una qualifica di durata almeno triennale entro il diciottesimo anno di età».

La dispersione scolastica, per l’esperta, «è un fenomeno complesso, che è possibile ricondurre a diversi fattori, tra loro interconnessi, ma da considerare complessivamente. Nel fenomeno della dispersione scolastica confluiscono molto spesso situazioni di disagio sociale connesse al più ampio contesto culturale, economico e familiare oltre che a dinamiche di tipo soggettivo».

Nel caso della provincia Nuorese, stando a quanto afferma la psicologa Francesca Dessì, «l’alto numero di abbandoni si può ricondurre anche alle scarse risorse messe in campo per agevolare gli studenti nel proseguire e portare a termine il percorso di studi intrapreso» «In questo quadro – continua – l'obiettivo dell'istituzione scolastica è prevenire il disagio e promuovere il successo scolastico aiutando gli studenti a prepararsi al futuro. Il passaggio da un grado di studi all'altro rappresenta un momento difficile di crescita verso l'autonomia per l'alunno e per questo motivo è necessario che la scuola si attivi nella realizzazione di progetti di inclusione e di continuità. Fondamentale risulta l’accoglienza degli alunni che per la prima volta si accingono ad intraprendere un nuovo percorso di studi e da non sottovalutare i momenti di scambi culturali e di incontri che favoriscono un passaggio meno traumatico da un grado di studi all'altro. Ma spesso anche l'Istituzione scolastica può essere una causa dell'abbandono. Le difficoltà burocratiche, il continuo avvicendarsi di insegnanti, la mancanza di comunicazione tra la scuola e la famiglia possono compromettere l'equilibrio scolastico degli studenti, specialmente se questo è già un po' barcollante».

Ridurre la percentuale dei ragazzi “dispersi”, dunque, per la psicologa Francesca Dessì, «significa non perdere occasioni, salvaguardare i fattori di ricchezza e non permettere che si trasformino in fattori di povertà e di disagio sociale. Non si tratta solo di garantire migliori prestazioni degli alunni attraverso un aumento della qualità dell’istruzione e dell’insegnamento, ma anche di garantire che crescano risolutamente il numero di giovani con un titolo di studio». (s.v.)

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