La protesta dei presidi: «Vogliamo il rinnovo del nostro contratto e una riduzione del carico di lavoro»
La goccia che ha scatenato la tempesta è stato l'obbligo dei vaccini nelle scuole che aggiungerà lavoro a quello già abbondantemente presente sulle scrivanie dei presidi nuoresi. Ma la rabbia tra il...
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La goccia che ha scatenato la tempesta è stato l'obbligo dei vaccini nelle scuole che aggiungerà lavoro a quello già abbondantemente presente sulle scrivanie dei presidi nuoresi. Ma la rabbia tra il popolo dei dirigenti scolastici è iniziata a montare già tre anni fa quando il vizio della "scuola in reggenza" stava prendendo una brutta piega. Ora da semplice allarme la situazione ha toccato il fondo diventando vera emergenza nazionale con 8mila scuole dirette da appena 6mila dirigenti. Il 25 maggio scorso a Roma sono scesi in piazza oltre 3000 presidi in segno di protesta, che a gran voce hanno chiesto il rinnovo del contratto, della retribuzione e in ultimo una riduzione del carico di lavoro dato appunto dalla guida di più scuole. «La dirigenza scolastica ormai è vista come l'ultimo vagone della scuola pubblica—commenta Nazario Porcu, presidente dell'associazione nazionale presidi, che il 25 maggio ha manifestato a Roma —. Siamo tre anni che lottiamo perché il ministero bandisca il concorso per dirigenti scolastici e a dirla tutta a luglio abbiamo anche pensato di non accettare le reggenze nel nuovo anno scolastico come segno di protesta—spiega —. È necessario che la macchina burocratica si metta all'opera fin da subito, perché anche se il concorso dovesse essere bandito prima che i dirigenti entrino nelle scuole passerà non meno di un anno e mezzo». I sindacati Cgil, Cisl, Uil e Snals, vogliono aprire subito il confronto, e chiedono, tra le altre cose, di escludere dalle responsabilità della dirigenza scolastica tutti i compiti impropri e che risultano estranei al servizio educativo. L’agitazione dei presidi italiani non si ferma e all’indomani della protesta del 25 maggio scorso, che ha portato in piazza 3 mila su 6mila dirigenti scolastici italiani, il malcontento continua silenzioso. (s.v.)
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