La Satta verso il capolinea: senza governo né bilancio
Il dibattito organizzato dal Pd ha evidenziato la grave situazione della biblioteca Costa un milione 300mila euro l’anno ma nel 2017 ha acquistato appena 20 libri
NUORO. “Per colpa di chi”è la domanda retorica (senza il punto interrogativo, come la canzone di Zucchero a cui si rifà) scelta come titolo dal Pd per un dibattito a più voci sul futuro della biblioteca Satta. Il riferimento è alla ben nota, disastrosa situazione del consorzio per la pubblica lettura provinciale, imprigionato in una strettoia burocratica che sembra senza uscita e si ripercuote su tutte le attività dell’ente: dal personale (stipendi in forte ritardo, sospensione dei servizi aggiuntivi forniti da trent’anni e più da una coop) agli utenti: rete wifi quasi inesistente, sistema di catalogazione obsoleto, acquisto di libri limitato ad appena una ventina di titoli l’anno. Non a caso in dieci anni i prestiti di volumi sono calati del 41 per cento.
I commissari. Per colpa di chi, dunque? Forse è meglio non indagare, perché dallle posizioni emerse nel dibattito che lunedì sera si è protratto sin quasi le 22 si è capito che le responsabilità sono collettive e datano nel tempo. Quanto? Addirittura agli anni ’90, quando si pensò per la prima volta di superare la forma giuridica di consorzio, tutt’ora in vigore, tra Comune e Provincia di Nuoro e Comunità Montane del Nuorese e delle Baronie. Una necessità ribadita nel 2006, con la cancellazione degli enti montani, e il maggior aggravio che ne derivò per i due enti rimasti soli, appunto Comune e Provincia. E chi sperava che con lo scioglimento del consiglio d’amministrazione nel 2010 e la nomina del commissario Vannina Mulas si andasse verso una soluzione del caso è rimasto deluso. Dopo sei anni, Mulas si è dimessa su pressione della giunta comunale, e la salvezza non è arrivata neppure con la nomina a tempo (circa 90 giorni) del commissario Massimo Puggioni, che nei termini previsti e senza richiedere alcuna proroga ha riconsegnato il cerino acceso a Comune e Provincia, così come gli era stato consegnato.
La paralisi. Il risultato? «A oggi la situazione del consorzio è di stallo istituzionale e finanziario: non c’è un consiglio direttivo né un commissario; non c’è un organo di revisione e controllo; non è stato approvato il conto consuntivo del 2016; non è stato approvato il bilancio di previsione». Parole di Giancarlo Marcialis, rappresentante sindacale dei lavoratori (attualmente, tra pensionamenti e trasferimenti, una quindicina: le ultime assunzioni, sempre per concorso, risalgono al 1996). Da notare che al momento tra loro solo due sono bibliotecari, mentre nella coop “estromessa” per assenza di bilancio ce ne sono ben sette.
Lo scontro. L’ente è allo stremo, insomma, una nave piena di falle che naviga senza timoniere e senza scorte in cambusa. Che fare allora? In tutto questo si inserisce la legge regionale di riordino degli enti locali (numero 2 del 2016) in attuazione della legge nazionale Delrio che dava per scontata la fine delle province, poi rientrata con la vittoria del no al referendum costituzionale del 4 dicembre scorso. Il consigliere regionale Roberto Deriu lunedì ha raccontato come riuscì a inserire un emendamento volto a mantenere la specificità della Satta, altrimenti votata all’estinzione, trasferendo personale e funzioni alla Regione. Ma la giunta Soddu vide in questo una prevaricazione sul ruolo del Comune e invitò i consiglieri regionali nuoresi a esprimere voto contrario. La legge fu modificata così da restituire centralità al Comune di Nuoro, che attualmente è il socio di maggioranza (54% contro il 46% della Provincia), ma senza oneri aggiuntivi per la Regione. Ma la biblioteca Satta costa circa un milione l’anno (cui vanno aggiunti 300mila euro per i servizi offerti dalla coop, stanziati direttamente dalla Regione). La Provincia, come ha ricordato il suo commissario Costantino Tidu, è fortemente impoverita rispetto al passato ed è costretta a iscrivere come straordinario un finanziamento che tale non è; il Comune sostiene, per bocca dell’assessore Sebastian Cocco, di voler onorare il proprio impegno, anche se a tutt’oggi ancora nulla – replicano alla Satta – è pervenuto neppure a titolo di anticipazione dei 293mila euro che l’amministrazione deve versare ogni anno. Cocco respinge al mittente però l’accusa che le responsabilità sullo stallo, istituzionale e finanziario, derivino dall’amministrazione di cui è vice sindaco: parla di un ente con spese eccessive se paragonate agli attuali risultati e di “colpe” che vengono da lontano.
Il vertice. L’assessore regionale alla Cultura Giuseppe Dessena, vista l’urgenza, ha convocato già per la prossima settimana un tavolo di confronto a Cagliari. L’obiettivo è ancora una volta la stabilizzazione della Satta, anche attraverso una modifica normativa, ha detto. Ma cosa potrebbe diventare la biblioteca? Posto che non può più essere un consorzio, non può diventare una fondazione, visto che ha dipendenti pubblici, e neppure un’azienda speciale. Forse un dipartimento, magari dell’Isre, come auspicano i lavoratori della biblioteca.
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