La Nuova Sardegna

Nuoro

«Non abbiamo minacciato la 14enne»

di Stefania Vatieri
Bulllismo, un'immagine simbolo
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Bulllismo, un'immagine simbolo

La difesa di una delle due donne che avrebbero insultato la ragazzina già finita nel mirino di gruppi di coetanei nel 2015

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NUORO. La famiglia si difende dopo la presunta intimidazione alle soglie del processo per bullismo. «Nessuna di noi si è mai permessa di intimidire o definire “poco di buono” la ragazza. L’ho semplicemente ripresa perché durante una partita di calcio nel campo adiacente al carcere di Badu 'e Carros in compagnia di altri compagni passava ripetutamente al di là del filo spinato, dove era vietato entrare. Da lì è scoppiato il finimondo». Con queste parole la zia di uno dei ragazzini nuoresi coinvolti nella triste vicenda di bullismo ai danni di una 12enne – ma non tra i rinviati a giudizio che dovranno subire il processo – risponde alle accuse che la vedono protagonista insieme alla sorella di presunti atti intimidatori contro la ragazzina, vittima di 100 adolescenti che nel febbraio 2015 avrebbero perpetrato atti di bullismo contro una coetanea allora 12enne. La stessa che ora sarebbe stata minacciata alla vigilia della prima udienza, prevista il 25 settembre nel tribunale dei minori di Sassari, in cui lei è parte lesa. La zia risponde alla presidente di Onda Rosa Luisanna Porcu, che in un post su Facebook l’ha chiamata in causa, insieme alla sorella (madre di suo nipote), per l’intimidazione alla ragazzina e le minacce che sarebbero state rivolte anche al figlio coetaneo e amico della giovane, perché aveva preso le difese della vittima. Oggi la zia, o come si definisce lei stessa una seconda madre del minore, smentisce questa ricostruzione e si difende dicendo: «Non siamo state di certo noi a menzionare il processo! Non ne avremmo avuto motivo visto che mio nipote dopo i primi accertamenti della polizia è stato scagionato da ogni accusa – spiega la donna al telefono –. L’ho solo rimproverata chiedendole di passare all’esterno del filo spinato. Questo è bastato perché la ragazza, riconoscendo mia sorella, le si scagliasse contro, prima definendola con una parolaccia e poi dicendole “con te ci vedremo al processo”, non sapendo però che mio nipote è stato scagionato». Da qui sarebbe scoppiato il diverbio con l’intervento “difensivo” del figlio di Luisanna Porcu, «al quale ho risposto in maniera colorita di farsi gli affari suoi – racconta la zia –. Nessuna minaccia dunque». A quel punto, contattati telefonicamente dalla figlia, sono arrivati al campo anche i genitori della 14enne e la discussione è proseguita con toni accesi anche con loro. «Ma mai e poi mai – ribadisce la donna – ci saremmo permesse di dare alla ragazzina, poco più che una bambina, della poco di buono. Abbiamo invece dato prova del contrario: mia sorella è stata tra le mamme che, riconosciuto l’errore del figlio, due anni fa lo ha portato a casa della ragazza per scusarsi. Non siamo mostri ma persone che vogliono il bene dei nostri ragazzi».

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